24 aprile 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, vicini e lontani,

leggendo il brano odierno (At 5,34-42), sembra che anche tra i farisei, oltre a Nicodemo e Giuseppe di Arimatea (che diventeranno discepoli di Gesù), ci sia qualche altro con un po’ di “sale in zucca” e non accecato, come gli altri, solo da astio e gelosia. E’ questo Gamalièle: un dottore della legge, stimato dal popolo, che ha senz’altro assistito a tutte le precedenti schermaglie tra i suoi colleghi e gli Apostoli. Forse ha anche condiviso le ingiunzioni del sinedrio di non parlare più in nome di Gesù di Nazaret e il loro successivo arresto. Ma non può cancellare dalla mente quel paraplegico dalla nascita che, al semplice ordine di Pietro “alzati e cammina” (3,1-10, ricordate?), si alza in piedi completamente sanato, comincia a camminare e a lorare Dio. Questo fatto lo tormenta, lo fa riflettere, si pone degli interrogativi che esterna a tutto il sinedrio: “E se tutto questo fosse veramente opera di Dio?”, citando due episodi di ribellione, repressi nel sangue, riportati anche dallo storico romano di origini ebraiche Flavio Giuseppe nell’opera “Antichità giudaiche”. Conclude il suo intervento consigliando di lasciare liberi quegli uomini: «Se questa attività è di origine umana, verrà distrutta, ma se viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio»(vv. 38-39). Quest’uomo, senza saperlo, ma con saggezza, pronuncia delle parole profetiche… Il sinedrio segue questo consiglio e dopo averli fatti fustigare, per la loro disobbedienza, li rimette in libertà ribadendo l’ordine, evidentemente poi disatteso, di smettere di predicare in nome di Gesù. Ma probabilmente in Gamalièle il dubbio che quei pescatori di Galilea stiano veramente parlando in nome di Dio, rimane. Gli Apostoli continueranno la loro missione nella gioia e contenti di essere stati oltraggiati per amore di Cristo (vv.40-42). Questo è il vero coraggio che deriva dal dono dello Spirito.

A noi, cristiani di oggi, è indispensabile riscoprire questo coraggio e questa gioia anche quando il mondo si fa beffe di noi e della nostra fede…”ma che stai ancora a crede alle storielle che te raccontano li preti?” Un mondo il nostro, distratto e lontano da Dio, che sembrava volerne fare a meno nel suo delirio di onnipotenza, ma che ora si accorge di avere tanto bisogno di Lui. Dio non gode certamente delle sofferenze dell’uomo, ma quando le permette, se ne serve per trasformare i  cuori di pietra in cuori di carne.

Preghiamo:

Signore, insegnaci ad avere fiducia in te in ogni circostanza, bella o brutta; insegnaci a non fare ricorso a Te solo nella necessità, nel pericolo, nella paura. Fa’ che, anche attraverso le prove difficili e dolorose del momento presente, possiamo vedere e toccare il Tuo Amore e diventare, nelle Tue mani, strumenti di pace e solidarietà. Amen.

Nella gioia di essere (o almeno di provare ad essere) cristiani, un abbraccio a tutti.

PG&PGR

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