18 gennaio 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

“I sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina. Sono sette: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucarestia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio”. Questo è quanto dice il CCC al numero 224. La chiesa Riformata ne riconosce solo due: il Battesimo e la Cena del Signore (Eucarestia), ma non li chiama sacramenti. San Francesco di Sales, criticando le tesi di Zuinglio (Huldreich Zwingli 1484-1531), uno dei fondatori delle chiese riformate svizzere, dice che questi ed altri hanno rifiutato questo termine che è stato usato da tutta la Chiesa antica. E dice: “E’ una vera e sciocca temerarietà voler cambiare i termini ecclesiastici ereditati dall’antichità, perché ci sarebbe il pericolo che, una volta cambiati i termini, si passi al cambiamento del significato e del valore”. Ma al di là dei termini, una questione che il Nostro ritiene importante è quella dell’intenzionalità di colui che amministra un sacramento. Riportando il pensiero dei “ministri calvinisti dice: “Dicono (i ministri) che, anche se il ministro (del sacramento) non ha alcuna intenzione di fare la “Cena” o di battezzare, anzi, anche soltanto quella di prendersene gioco o di fare dello spirito, sempre che compia l’azione esteriore, quello (il sacramento) è valido”. Ma questo, per noi cattolici, è assolutamente inaccettabile. E’ necessario che, quando celebriamo, ad esempio, il  sacramento dell’Eucarestia, il ministro (sacerdote), abbia effettivamente l’intenzione di “fare memoria” dell’ultima Cena di Gesù. Per quanto riguarda il Battesimo: tutti sappiamo che, in caso di necessità, chiunque, anche se non battezzato, può validamente battezzare purché l’intenzione sia quella di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza, e si usi la formula battesimale trinitaria “Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (cfr CCC n. 1256). E Francesco dice: “E’ sufficiente che si possa dire con verità, che chi compie tale o talaltra funzione o si pronuncia quella o quell’altra parola, come versare l’acqua e dire : ‘Io ti battezzo…’, con l’intenzione di fare ciò che fanno i veri cristiani, come ha comandato Nostro Signore”. A questo punto ci si potrebbe porre la domanda: ma se un prete, mentre celebra un sacramento viene distratto da qualche altro suo pensiero o da un fatto esterno (p.e. lo squillo di un telefonino!), quel sacramento è valido? Risposta: lo è certamente perché quella era l’intenzione iniziale. Che poi sia intervenuto un fattore esterno di distrazione e se tale distrazione è dovuta solo al celebrante che, in quel momento, “pensava ad altro”, sarà materia di una sua confessione; se è stata causata da un fattore esterno…beh, chi dovrà fare ammenda sarà il proprietario del telefonino…!

Preghiamo

Signore, quanto siamo distratti! Quando preghiamo, quando celebriamo l’Eucarestia, quando cerchiamo un momento di intimità con Te! Basta un nulla e la nostra mente vola altrove. Aiutaci ad essere più attenti, più presenti a noi stessi, a mettere, per un momento, da parte i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni e a mettere tutto il nostro essere nelle Tue mani. Amen.

Cerchiamo, oggi, di sgombrare, per qualche minuto, la nostra mente da altri pensieri e dedichiamoli soltanto al Signore. Buona giornata,

PG&PGR

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