25 Settembre 2025: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

l’Esortazione che oggi iniziamo a leggere risale al 1° novembre 1620. Già tre anni prima, il 1° novembre 1617, Francesco di Sales ci aveva detto “qualcosa” sulla solennità di Tutti i Santi (nostri incontri dal 28 gennaio al 5 febbraio) ma, come egli stesso afferma, questa è una festa “ricca di motivi adatti a dimostrarne la grandezza e la solennità e i predicatori si compiacciono di tanta varietà e per la ricca confluenza di temi trattabili in questo giorno”. In effetti, i grandi oratori del passato, parlando dei santi, hanno affrontato diversi aspetti: la loro gloria e la loro felicità, le loro virtù e la santità, il loro coraggio e la sottomissione alla volontà di Dio, ecc. Il Nostro, in questa “chiacchierata in famiglia”, affronterà “alla meno peggio l’intenzione della santa Chiesa su un articolo della nostra fede, ossia la Comunione dei Santi”. Ogni volta che recitiamo la Professione di Fede (il Credo Apostolico), noi affermiamo di credere nella Comunione dei santi. Ma forse sono pochi quelli che hanno le idee chiare su cosa effettivamente sia. Affidiamoci alla spiegazione che ne dà Francesco: Questa Comunione può essere intesa ed illustrata in molti modi, come vediamo nella Sacra Scrittura…ma deve essere riferita a due modi di amare che si evidenziano molto meglio quando si parla di ciò che riguarda Nostro Signore, anziché le creature”. E quali sono questi due modi di amare, France’? Risponde: “Il primo è l’amore di compiacenza e il secondo l’amore di benevolenza”. E spiega: “In virtù dell’amore di compiacenza, gliene desideriamo più di quanto già ne possiede…E’ dunque possibile esercitare verso Dio questo amore; ma per quello di benevolenza, mi sembra si impossibile, dato che, essendo Egli infinito, anzi l’Infinito medesimo, non è possibile desiderargli una santità o una perfezione maggiore di quella che possiede”. Ma caro Francesco, a questo punto dobbiamo dedurre che sia impossibile amare Dio con amore di benevolenza! No, non è così, ci risponde: Possiamo farlo attraverso il desiderio di una sua maggior gloria “desiderandogli maggior gloria e perfezione di quella che già possiede, noi lo vorremmo e lo faremmo se fosse una cosa dipendente da noi. Ecco in che modo esercitiamo l’amore di benevolenza verso Nostro Signore”. Concetto non facile da comprendere, ma se al posto di Nostro Signore mettiamo le sue creature? Cosa non faremmo per un nostro familiare o un nostro amico in difficoltà? Nell’impossibilità di fare “miracoli” lo metteremo con tutto il cuore nelle mani di Dio desiderando per lui/lei il bene. Qualunque sia la nostra capacità di amare, è però necessario vedere nell’altro/a lo stesso volto del Cristo…

Preghiamo

Signore, insegnaci ad amare il prossimo come tu ci ami; dacci un cuore generoso, aiutaci a riconoscere, nel volto delle persone che incontriamo, il tuo volto. Rendici strumenti di pace e di amore verso tutti. Amen

Se oggi sapremo riconoscere il Cristo nelle persone che incontreremo, anche quelle più difficili, avremo fatto un bel passo in avanti.

Buona giornata,

PG&PGR