Carissimi,
Francesco di Sales è un uomo di parola e dunque, con quanto ci dice oggi, conclude questa lunga Esortazione con un particolare parallelismo: ricorrendo il giorno dopo la memoria di sant’Ambrogio (7 dicembre), che tanto ammira, non vuole perdere questa occasione dicendo, seppur brevemente, qualcosa di questo grande vescovo, senza però “accantonare” il Battista. Dice, infatti: “Voglio finire dicendo del glorioso Ambrogio…quello che Nostro Signore disse (a coloro che lo ascoltavano dopo che gli inviati del Precursore furono ripartiti) di san Giovanni Battista: voi nel deserto non avete trovato una canna”, ma una roccia forte, aggiungiamo noi. Per il Salesio, lo stesso si può dire di Ambrogio, ma prima di parlare della fermezza di questo grande pilastro del IV secolo anche di fronte ai potenti, vuole far risaltare la sua dolcezza e la sua bontà, qualità che colpirono profondamente sant’Agostino, come lui stesso scrive nelle “Confessioni”; fu infatti Ambrogio a guidarlo nei primi passi verso il cristianesimo e a battezzarlo la notte di Pasqua del 387: questo stravolse l’esistenza del grande maestro di retorica che da quel momento mise la sua vita a servizio di Dio. Ma, immagina Francesco, se chiedessimo ad Ambrogio: chi sei? Egli risponderebbe nello stesso modo di Gesù agli inviati di Giovanni: Dite ciò che avete visto e udito. E commenta: “Un uomo dolce, caritatevole e zelante della gloria di Dio, un pastore vigile, un uomo dotato di tutte le virtù e che compiva con cura tutti i suoi doveri…”. Dunque un uomo e un vescovo secondo il cuore di Dio, ma benché dolce e clemente, “era severo nel punire e riprendere ciò che era meritevole di correzione” e, come Giovanni Battista si era opposto con decisione all’immoralità di Erode Antipa, Ambrogio si oppose senza timore all’imperatore Teodosio, che aveva ordinato la “strage di Tessalonica (390 d.C.)” nella quale furono uccise circa settemila persone, impedendogli di entrare in chiesa finché non avesse riconosciuto e fatto ammenda per la sua colpa. E a chi gli ricordava che stava tenendo testa all’imperatore rispondeva che “teneva conto solo della gloria di Dio”. Francesco termina questa Esortazione con parole valide per ogni uomo e donna di ogni tempo: “Ecco in che modo è vero che l’uomo si riconosce dalle sue opere. E se noi vogliamo sapere chi siamo, dobbiamo guardare quali sono le nostre opere correggendo ciò che non è bene e perfezionando ciò che è bene…
Preghiamo nella memoria di san Giosafat (1580-1623), vescovo e martire, dunque contemporaneo di Francesco di Sales
Suscita nella tua Chiesa, o Signore, lo Spirito che colmò san Giosafat e lo spinse a dare la vita per il suo gregge, e per sua intercessione fa’ che anche noi, fortificati dallo stesso Spirito, non esitiamo a donare la vita per i fratelli. Amen
Francesco, oggi, ci lascia con questo impegno: guardiamo alle nostre opere, correggiamo ciò che c’è da correggere e intensifichiamo ciò che c’è di buono.
Buona giornata,
PG&PGR