Carissimi,
la tentazione, qualunque essa sia, si presenta sempre sotto mentite spoglie: Eva cede alla tentazione perché ingannata dal serpente che, come dice Francesco di Sales, “in quei tempi non erano come i nostri, non mordevano e non avevano veleno”; ella, dunque, non ne ha paura, si fida…e cade. Commenta: “Ecco come possiamo dire che l’ambizione, l’orgoglio e la presunzione sono discese dal Cielo nel paradiso terrestre e dal paradiso terrestre in questo mondo, del quale hanno fatto un inferno terrestre”.
Il mondo, con le sue illusioni e le sue promesse, ci tenta facendoci apparire bello ciò che, agli occhi di Dio, bello non è. Ieri abbiamo omesso di dire che il vangelo di quella terza domenica di Avvento (come avverrà nella stessa domenica dell’anno B che sarà, se non abbiamo sbagliato i calcoli, il 13 dicembre 2026), prendeva in considerazione il brano di Giovanni 1, 19-28, nel quale viene riportata l’ambasceria che gli scribi, i farisei e i dottori della Legge inviano a Giovanni Battista per chiedergli chi effettivamente egli fosse. Se Giovanni, cedendo alla tentazione della presunzione, avesse risposto di essere lui il Messia promesso, sicuramente gli avrebbero creduto. Sottolinea il de Sales: “La tentazione fu molto grande, ma altrettanto profonda l’umiltà con cui la respinse!…Certamente quel glorioso santo amava troppo la verità per lasciarsi tentare da quella ambizione”. Il popolo d’Israele attendeva il Messia promesso e alcuni Padri, riferendosi alla promessa del “desiderato dei colli eterni” (Gen 49,26) dicono che questa espressione rappresenta “il desiderio che gli Angeli avevano dell’Incarnazione”, mentre altri dicono che “in quelle parole dobbiamo vedere il desiderio che Dio aveva da tutta l’eternità di unire la natura umana a quella divina, desiderio che comunicò agli Angeli e agli uomini, anche se in modo diverso”. Ma torniamo a quanto spiega Francesco. Gli inviati dei “notabili” sottopongono il Battista ad una sorta di interrogatorio: sei tu il Cristo? Sei Elia? Uno dei profeti? A tutte queste domande egli risponde negativamente. Insistono: chi sei dunque? probabilmente per guadagnare le grazie del presunto messia. E forse, al loro posto, anche noi avremmo insistito su questa domanda… L’oratore sospende l’Esortazione dicendo, con molta semplicità: “Bisogna chiudere, perché l’ora sta per finire” e di conseguenza ci fermiamo qui anche noi. A domani.
Preghiamo con le parole della liturgia odierna:
Dio onnipotente e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. Amen
In che modo potremo oggi servire il Signore? Senz’altro ne troveremo almeno uno.
Buona giornata,
PG&PGR