Carissimi,
oltre ad essere lo scrittore illuminato che conosciamo, tanto da meritare il titolo di Dottore della Chiesa, Francesco di Sales è, prima di tutto e soprattutto, un pastore che si preoccupa del suo gregge. Continua dunque la sua Esortazione e, con riferimento a certe confessioni che tutto sembrano meno che tali, dice chiaramente: “Occorre confessarsi con chiarezza ed esattezza, ponendo in evidenza la colpa, considerandosi realmente colpevoli senza preoccuparsi di quello che si dirà o si penserà”. Bisogna, comunque, evitare l’eccessiva scrupolosità e pignoleria nell’accusa dei peccati. In tante persone c’è anche il timore del giudizio del confessore, soprattutto quando si è conosciuti: cosa penserà di me? Penserà che sei un peccatore come lo è lui; il Signore Gesù ha affidato questo ministero a degli uomini, non agli Angeli, proprio perché, essendo peccatori tra i peccatori, possano comprendere le debolezze, correggere gli errori e incoraggiare nel cammino di conversione. Bisogna dunque far tesoro della testimonianza di Giovanni Battista che non si è preoccupato di quello che di lui si sarebbe detto o pensato. Attingendo alla sua esperienza di confessore, il Nostro sottolinea, però, che ci sono delle anime alle quali di può consigliare di fare una determinata cosa o di recarsi, magari in pellegrinaggio, in un determinato luogo. Ma questi “prima di andare o fare, compiranno mille giri e studieranno la cosa. Questi assomigliano a quelle domestiche mandate a fare una commissione e che si dirigono dove sono mandate, ma per via si fermano ad ogni bottega che incontrano sul loro cammino e chiacchierano un po’ con questo e un po’ con quello…Vanno, ma non vanno”. Per fare una buona confessione, dunque, c’è bisogno di pensare decisamente che il Signore ci chiama non solo per perdonare i nostri peccati, ma anche per indicarci, attraverso le parole del confessore, la strada migliore per correggere i nostri difetti. Con la stessa umiltà del Battista dobbiamo, poi, impegnarci a farlo. Esclama il Salesio: “O nobile virtù dell’umiltà, tanto necessaria all’uomo di questo basso mondo!”. Proviamo ad immaginare un mondo più “alto”, dove i potenti si fanno umili, non alzano la voce, non minacciano, ma si sforzano di ascoltare, comprendere, cercare veramente il bene comune. L’umiltà, prosegue Francesco, “è il fondamento di tutte le virtù. Dato che senza di essa non ne esiste alcuna; e benché non sia la prima, poiché la carità e l’amore di Dio la sorpassano in dignità ed eccellenza, fatto sta che la carità ha un così forte legame e simpatia con l’umiltà, che non vanno mai l’una senza l’altra”. Ed ora preghiamo:
Signore insegnaci ad essere umili come tu sei stato umile; ci siano di esempio la Vergine Maria, san Giuseppe, san Giovanni Battista e tanti altri che hanno saputo coniugare l’amore per te con una vita semplice e umile, sempre attenta al non voler apparire, ma all’essere. Amen
Non preoccupiamoci molto di ciò che gli altri oggi diranno di noi, in bene o in male; preoccupiamoci piuttosto di ciò che dirà il Signore.
Buona giornata,
PG&PGR