Carissimi,
era il 20 dicembre 1620, quarta domenica di Avvento e Francesco di Sales dà inizio ad una nuova Esortazione, ma non cambia “tiro” e continua a richiamare l’attenzione del suo uditorio su Giovanni Battista. Però, dopo aver lungamente parlato della sua umiltà e del suo amore per la verità, ora pone l’accento sul contenuto delle sue parole e sull’invito che continua, dopo più di venti secoli, a rivolgere a noi. Egli era, ed è, “la voce di colui che grida nel deserto”, non solo nel deserto della Giudea, ma anche in quello del mondo odierno, ben più insidioso. Giovanni gridava, osserva il de Sales, ma in effetti, “non era lui che gridava ma Nostro Signore per bocca sua”. Giovanni è l’ambasciatore, le sue parole erano le parole di Dio, come quelle di san Paolo quando scrive ai Corinti (2 Co 5,20) dicendo: «Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro». Noi preti in modo particolare, ma uniti a tutti i credenti, siamo investiti della stessa funzione…Bella responsabilità! Ma cosa predicava, in primo luogo, il Battista? A cosa invitava? Risponde il Salesio: “Gridava e predicava la penitenza, e la gente accorreva da tutte le parti per ascoltarlo e farsi battezzare da lui”. La penitenza! Non neghiamolo, quando sentiamo parlare di penitenza “mastichiamo male”. Ma cosa vuol dire fare penitenza? Fare il digiuno il mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo? Certo, ma non basta! Non mangiare carne il venerdì, soprattutto nel tempo di Quaresima? Sicuro, ma non basta! Pregare e digiunare quando la Chiesa, per domandare il dono della Pace, ce lo chiede attraverso l’invito del Papa? Giusto, ma non basta! Ma allora in cosa consiste la vera penitenza? Nell’intraprendere un serio cammino di conversione, nell’abbandonare le idee del “mondo” per accogliere quelle di Dio, nel rinunciare a voler essere “i primi della classe” e rivestirci di umanità e umiltà, nel cercare di essere anche noi, come il Battista, voci che gridano nel deserto di questa vita, che danno voce ai poveri e a tutti coloro che non hanno voce, a chi è solo e abbandonato e tanto, tanto altro. In parole povere fare penitenza vuol dire essenzialmente lasciarsi possedere dallo Spirito di Dio. Lo aveva ben capito la giovane patrizia romana (III sec.) che, consacrandosi alla verginità, riuscì a convertire il suo promesso sposo e ad accogliere, insieme a lui, il martirio: il suo nome era Cecilia della quale oggi la liturgia fa memoria. Preghiamo:
O Dio, che ogni anno ci allieti con la memoria di santa Cecilia, concedi che i mirabili esempi della sua vita ci offrano un modello da imitare e proclamino le meraviglie che Cristo tuo Figlio opera nei suoi fedeli. Amen
Che ne dite se oggi proviamo a mettere in atto qualche piccola penitenza? Ce la possiamo fare!
Buona giornata e buona domenica,
PG&PGR