Carissimi,
prima di procedere oltre, c’è bisogno di una breve nota storica per capire bene a che cosa si riferisce Francesco di Sales quando dice: “Allorché il popolo d’Israele venne condotto in schiavitù e mandato prigioniero a Babilonia, il buon Ciro decise di liberarlo, dopo una lunga prigionia, da quella schiavitù e ricondurlo nella terra promessa”. Tra il 597 e il 587 a.C. le truppe del re babilonese Nabucodonosor conquistarono Gerusalemme, distrussero il Tempio e costrinsero i giudei all’esilio deportandoli a Babilonia. Dopo circa 50 anni, le truppe persiane sconfissero i babilonesi e il re Ciro, detto il grande, permise al popolo d’Israele di fare ritorno alla sua terra e di ricostruire il Tempio. “Vedendo in anticipo questo evento – afferma Francesco – il profeta Isaia, in un carme divino, intonò queste belle parole: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è scontata la sua iniquità perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati» (Is 40, 1-2). E commenta: “Perciò, diceva il grande profeta, spianate le vostre vie, raddrizzate i vostri sentieri, affinché Ciro, conducendo il popolo nella terra promessa, non trovi tortuosità”. Evidentemente è una interpretazione che egli dà della clemenza del re persiano; sta di fatto, però, che il Signore spesso si serve di qualcuno, non necessariamente credente, per portare a termine i suoi progetti. Dio è sempre compassionevole: lo è stato più volte con il suo antico popolo, lo è con il Nuovo popolo, e sempre lo sarà. Francesco ci fa notare anche come ci siano diverse interpretazioni di questa compassione di Dio: “Alcuni Padri dicono che allorché gli israeliti sono al culmine delle loro fatiche e afflizioni e sentono maggiormente il fardello della loro iniquità, in quella schiavitù e in quel servaggio asservimento); dopo averli puniti…li ha guardati e ne ha avuto compassione”. Altre interpretazioni mettono in risalto la malvagità e l’ingratitudine di un popolo che “sembra non abbia più alcun ricordo del suo Dio”. Ma è proprio quando la malvagità e l’ingratitudine arrivano al massimo, Dio decide di intervenire. Certo che il nostro è un Dio…strano: la sua misericordia, la sua compassione, il suo amore per noi “crescono” insieme alle nostre mancanze!
Preghiamo
O Dio di consolazione e di pietà, tu hai sempre davanti ai tuoi occhi le nostre mancanze, le nostre paure, la nostra poca fede; aiutaci a saper guardare con gratitudine alla tua bontà che tutto vede, tutto comprende e tutto perdona. Amen
Se oggi avremo bisogno di una qualche consolazione particolare, non confidiamo solo negli altri, ma in modo profondo e sincero, affidiamo a Dio le nostre pene.
Buona giornata,
PG&PGR