19 Dicembre 2025: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

nonostante gli animali siano tali, dice Francesco di Sales, non ce n’è uno, “per selvaggio che sia, che non riconosca chi gli ha fatto del bene”: il cane riconosce il suo padrone e i suoi amici, lo stesso fanno gli altri animali domestici, le pecore riconoscono il pastore, ecc. Con una nota di ottimismo, tutto salesiano, afferma: “L’uomo viveva come un bruto, e Nostro Signore è venuto a tirarlo fuori di tra gli animali, gli ha dato esempi di straordinaria sobrietà, e, per poco giudizio e capacità di ragionamento che avesse, nessuno ha potuto impedirsi di provare un sentimento di riconoscenza, dopo averne viste le opere”.

C’è stata, però, qualche eccezione dovuta all’estrema durezza del cuore: i farisei, gli scribi, i sacerdoti del Tempio, pur avendo visto le opere di Gesù non gli hanno creduto. Anzi, sono arrivati al punto di considerarlo un indemoniato e un bestemmiatore (Cfr. Lc 11,14-15) e hanno anche tentato di lapidarlo (Cfr. Gv 10,31-39). Andiamo avanti. Gesù, sottolinea il de Sales, “Si è incarnato per insegnarci la sobrietà spirituale, che consiste nella sottrazione e nella privazione volontarie di tutte le cose gradite e piacevoli che poteva avere e ricevere in questa vita”, come abbiamo accennato ieri. Ma Egli ha voluto “caricarsi volontariamente e per sua libera scelta di tutte le fatiche e tribolazioni, povertà e disprezzi che si possono incontrare in questo mondo”, ed ha voluto incarnare la profezia di Isaia (53,4-5): pur avendo “un’anima perfettamente gloriosa che culminava nella chiara visione della Divinità, nondimeno, per questo non volle essere esente dai dolori”. Gesù, nel momento dell’Incarnazione, dice ancora il Nostro “vide e lesse nel ‘libro della predestinazione’ tutto ciò che doveva soffrire. Quel libro era intitolato santa volontà di Dio”. E’ un “libro” non stampato su carta, e nemmeno di trova su Internet, ma nel cuore dell’uomo; un libro che volentieri, l’uomo, lascia ben chiuso. Il Signore, invece non fece altro che “leggerlo, praticarlo e custodirlo”, adeguando la propria volontà a quella del Padre celeste, come afferma Egli stesso (Gv 6,38): «Non sono venuto per fare la mia volontà, ma quella di Colui che mi ha mandato». L’uomo, nella sua grettezza, si sente realizzato solo quando può fare quello che vuole, dimenticando spesso di confrontare la sua volontà con quella di Dio…

Preghiamo

O Dio che, con il parto della santa Vergine, hai rivelato al mondo lo splendore della tua gloria, fa’ che veneriamo con fede viva e celebriamo con fervente amore il grande mistero dell’incarnazione. Amen

 

Oggi vogliamo chiedere al Signore di insegnarci a leggere: leggere i segni dei tempi, leggere nel nostro cuore e, soprattutto leggere nel Suo.

 

Buona giornata,

 

PG&PGR