Carissimi,
mentre Francesco si avvia a concludere questa Esortazione, cerchiamo di sintetizzare con pochissime parole ciò che ci ha detto finora: Il mistero dell’Incarnazione, frutto dell’immenso amore di Dio per noi sue creature, è stato operato dalla Santissima Trinità, anche se solo la seconda Persona ha assunto la nostra umanità; l’Incarnazione è l’unione della natura umana con quella divina, unione reale non apparente, che si è resa visibile e operante nella vita del Cristo e in modo particolare nella sua Passione, morte e Risurrezione. Una domanda ricorrente da parte di molti e che facciamo nostra: Dio è Onnipotente e poteva salvare l’uomo in tanti modi: le sofferenze del Salvatore erano, dunque, veramente necessarie per la salvezza dell’umanità? L’Oratore ammette chiaramente che “un solo atto d’amore, un solo sospiro d’amore, usciti dal cuore sacro, avevano un prezzo, un valore ed un merito infiniti”. Dunque uno solo di questi “sospiri” sarebbe stato sufficiente per riscattare “non uno, ma mille mondi e migliaia e migliaia di creature umane e angeliche” e Nostro Signore acquistò più meriti emettendo un solo sospiro amoroso, “di quanto non fecero tutti i santi e le sante e tutti i Cherubini e i Serafini”. Ma allora perché tanta sofferenza nella Passione? Risponde il de Sales: “Il nostro caro Maestro non volle riscattarci per mezzo di un solo sospiro, ma ha voluto patire mille sofferenze e fatiche, pagando a norma della più rigorosa giustizia per le nostre mancanze e le nostre iniquità, insegnandoci col suo esempio la sobrietà spirituale, il distacco da tutte le consolazioni, per vivere secondo la ragione e non secondo i nostri appetiti e i nostri affetti”. L’uomo di tutti i tempi è stato sempre avido di tutte le soddisfazioni e sembra che tutto il suo impegno abbia il solo scopo di averne. Sono tanti i desideri dell’uomo, sono tanti i nostri desideri. Non siamo mai contenti di quello che abbiamo perché a dettare legge è sempre in desiderio di avere di più, sempre di più. Francesco, invece, ci corregge e ci incoraggia: “Considerate, vi prego, il Neonato nella culla di Betlemme, ascoltate quello che vi dice, guardate l’esempio che vi offre. Ha scelto le cose più aspre e dolorose che si possono immaginare per il tempo della nascita”. Consideriamo anche l’amore e l’unione della santa Vergine e di san Giuseppe che “corrono nella scia” di quel Bambino benedetto. A domani per concludere.
Preghiamo
O Dio, che vedendo l’uomo precipitato nella morte hai voluto redimerlo con la venuta del tuo Figlio unigenito, concedi a coloro che confessano con pietà sincera la sua incarnazione
di condividere anche la gloria del redentore. Amen
Mancano pochissimi giorni alla grande festa dell’Incarnazione. Non lasciamoci prendere dalla frenesia degli acquisti, ma da una preghiera più profonda e sincera.
Buona giornata,
PG&PGR