Di seguito pubblichiamo la lettera che il nostro Parroco Padre Gianni scrive a Gesù e la risposta del Figlio di Dio, lettera che ogni anno Padre Gianni legge a tutta la comunità riunita durante la S.Messa della notte di Natale. Una scambio epistolare tra il Parroco e Gesù che ormai è diventato un appuntamento fisso della nostra comunità parrocchiale.
Roma, Natale 2025
Caro Gesù,
tra pochi giorni, con la chiusura della Porta Santa di San Pietro, terminerà ufficialmente l’anno Giubilare della Speranza aperto un anno fa. Il caro papa Francesco, che hai chiamato a Te proprio nel giorno seguente a quello nel quale tutta la cristianità celebrava la Tua Risurrezione, aveva voluto che la Speranza fosse il tema portante di questo anno di Grazia: speranza per tutti gli uomini e donne di buona volontà ed in particolare per coloro che vivono in condizioni disagiate: poveri, ammalati, detenuti e tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito a causa della fame, della sete, delle malattie e dell’odio. E la speranza, come dice san Paolo, non delude; essa è la sorella minore che cammina, per le strade del mondo, tenuta per mano dalle sue sorelle maggiori, la fede e la carità e spesso è lei che le rinfranca quando esse appaiono stanche. L’abbiamo vista negli occhi dei nostri giovani e di tutti quelli venuti a Roma da ogni parte del mondo e che si sono fatti segno tangibile di fratellanza universale; l’abbiamo vista, e ci ha commosso, in quella folla giovane che pregava insieme, sotto il sole cocente di quei giorni e durante la notte passata all’addiaccio, che ascoltava la Tua Parola, come la folla di duemila anni fa sul monte delle Beatitudini, attraverso quelle del Tuo nuovo Vicario in terra, papa Leone, che lo Spirito Santo ha scelto come successore e continuatore del magistero di papa Francesco; l’abbiamo vista e udita nel silenzio “assordante” durante l’Adorazione Eucaristica interrotto solo dal canto.
Nel nostro piccolo, qui in Parrocchia, avevamo ospitato, in aprile, quaranta adolescenti provenienti da alcune Diocesi del Veneto e del Friuli e poi, tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto, si è fatta carico di centoquattro giovani provenienti da Genova, da Livorno e dal Portogallo. In quelle due occasioni la nostra gente ha risposto con tanta sollecitudine e generosità: circa settanta volontari, adulti, giovani e “diversamente giovani”, hanno dato il meglio di sé, alternandosi, giorno e notte, per rendere piacevole e sicuro il soggiorno dei giovani pellegrini.
Quanto è stato bello vedere dei giovani che, nonostante la stanchezza, prima di coricarsi, seduti sui gradini della chiesa, pregavano insieme la Compieta. E quanti occhi lucidi, da una parte e dall’altra, quando l’ultimo gruppo è ripartito. Gesù, io credo che questo sia un segno tangibile che le nuove generazioni stanno scoprendo o riscoprendo la Tua amicizia e il Tuo messaggio di amore e di pace. Purtroppo questo mio ottimismo è offuscato dai tanti fatti di cronaca che hanno come protagonisti giovani che scelgono la via della violenza e della prepotenza soprattutto nei confronti dei loro coetanei. Ma il male della nostra società non si ferma a questo e continuano i femminicidi, gli atti di violenza nei confronti delle donne, i raggiri di bande organizzate ai danni di persone sole e anziane e atti di assurda violenza contro i senzatetto, quelli che la società “bene” chiama “barboni”. E poi ancora tanta, troppa guerra, quella che papa Francesco definiva “la terza guerra mondiale a pezzi”; tra piccole e grandi se ne contano più di cinquanta con milioni di sfollati e migliaia di vittime. E in questa pazzia dell’uomo, Gesù, è coinvolta anche la tua terra natia. Signore, in questa notte santa vogliamo affidare a Te questo mondo che sembra aver dimenticato il significato della parola pace. Apri il cuore di tutti coloro che hanno eliminato questa parola dalla loro vita e che confidano solo nel potere delle armi; tocca il cuore di coloro che fanno della sopraffazione il loro stile di vita e allarga i nostri cuori verso coloro che, vittime dell’indifferenza, vivono di stenti. Infine, Gesù, in questa santa notte, ti affidiamo, in modo particolare, quel milione di giovani che hanno pregato, cantato, riso e pianto insieme sulla spianata di Tor Vergata: siano come tante fiammelle accese al grande fuoco del Tuo amore per questa nostra povera umanità e diventino loro stessi testimoni di speranza e di pace. Li affidiamo alla Vergine Maria, regina della pace, madre tua e nostra, a san Giuseppe uomo giusto, al quale il Padre ha affidato la tua custodia e a san Francesco di Sales, nostro patrono.
Da tutti noi, qui presenti stanotte, da quelli che non ci sono e da coloro che sono lontani, buon compleanno Gesù.
Tuo Gianni
Paradiso, Natale 2025
Caro Gianni,
vorrei, prima di tutto, farti una domanda: l’uomo, dopo ventuno secoli dalla mia venuta nel vostro mondo, crede e vive nella speranza? Non parlo di quella che si fonda sulle capacità umane e che, spesso, delude, ma della speranza vera che si fonda sull’amore, sul dialogo, sull’accettazione dell’altro, sul dono di sé, nel coraggio di affrontare le difficoltà della vita non confidando soltanto sulle proprie forze, o, peggio, sulla propria forza. So già che mi risponderai che la speranza vera, quella che si lascia guidare dalla fede e dall’amore e, al tempo stesso, si fa loro trascinatrice, sembra essere sempre più flebile. Quando vivevo tra voi, scorgevo nel cuore degli uomini, anche in quello di coloro che mi seguivano, una sottile speranza che mi immaginava come colui che gli antichi profeti avevano preannunciato: un Messia che avrebbe liberato il popolo eletto dal giogo di chi era diventato il padrone della terra che Dio gli aveva dato. Ma non era questa la mia missione! Il Padre mio ha voluto che quel bambino nato in un rifugio per animali a Betlemme di Giudea diventasse il testimone del suo amore ineffabile per l’umanità: un Dio che si fa uomo affinché l’uomo possa diventare simile a Dio. La vera liberazione è quella che ho annunciato quel giorno sulla montagna, davanti a tante persone, dichiarando beati quelli che il mondo considera scarti ed è quella che si oppone e vince contro l’orgoglio, la superbia, la sete di potere, la sopraffazione ed ad ogni tipo di violenza. Ma questo, l’umanità sembra non averlo ancora compreso ignorando la voce dei profeti di questo tempo. Non nego certamente che ci siano dei segni di un risveglio dal torpore e dalla tiepidezza. Quei giovani del mondo, chiamati a Roma dal mio nuovo Vicario, su quella spianata dominata ancora da una grande croce, ne sono la testimonianza. Nel loro cuore ho letto tanta voglia di cambiamento, di amore, di pace di fratellanza e, soprattutto, di conversione. I loro canti, le loro preghiere, le loro lacrime, sono stati segni tangibili di una volontà di riscatto di fronte alle tante tentazioni che la vostra società, scusami l’espressione un po’ forte, gli sbatte in faccia. Certamente le tentazioni aumenteranno perché il male non si arrende, ma lo si può vincere imparando sempre di più, giorno dopo giorno, ad accogliere il dono divino della speranza che non delude mai. Il mondo di coloro che si ritengono i “grandi della terra”, continua a ragionare in modo egocentrico, e questo non fa altro che alimentare l’odio, la divisione, la guerra con tutto ciò che ne deriva. E con quale risultato? Morte, distruzione, disperazione per aver perso tutto, per non avere più un tetto, cibo, acqua. Guardatevi attorno, non chiudete il cuore e la mente e non permettete che la speranza diventi utopia, ma impegnatevi perché si trasformi in realtà. Abbiate cura degli ultimi, fatevi voce di chi soffre, sappiatemi riconoscere nel povero, nell’esiliato, nel rifugiato, nell’emarginato e in chi non riesce a trovare un lavoro dignitoso; io sono con voi, ogni giorno, attraverso questi fratelli e sorelle. Non permettete che la gioia del mio Natale diventi per loro fonte di solitudine e di tristezza. L’amore che trasuda dalla stalla di Betlemme, che ha percorso tante strade polverose, che ha provato il rifiuto e la fatica, e che ha trovato la sua pienezza sulla croce del Golgota, sia il filo conduttore della vostra esistenza e della vostra testimonianza. E la speranza accompagni sempre i vostri passi, i vostri pensieri e le vostre azioni.
Su di te, sul tuo vice che, da mezzo secolo, ti supporta e…ti sopporta, sui tuoi collaboratori e su tutti voi scenda la mia benedizione.
Tuo, Gesù.