Carissimi,
Francesco di Sales, proseguendo nel suo discorso, mette a confronto le origini delle due donne: Elisabetta era di origini nobili e sacerdotali appartenendo alla discendenza di Aronne e avendo sposato Zaccaria, sacerdote del Tempio; Maria, anche se discendeva dalla casa di Davide, non aveva alcuna dignità dovuta al suo stato sociale. Ma la dignità, la più alta che si possa immaginare, e cioè “Regina del Cielo e della terra, degli Angeli e degli uomini”, le deriva da quel suo “sì” pronunciato nell’umile casa di Nazaret. Sottolinea il de Sales: “I titoli che noi le tributiamo aiutano soltanto i nostri poveri intelletti a farci un’idea, per comprendere, in parte, la sua grandezza, dato che è immensamente più grande di quanto si possa dire. E se vogliamo darle un nome degno della sua eccellenza, dobbiamo chiamarla: Madre di Dio; infatti, questo titolo è così alto, che tutti gli altri, le lodi e gli elogi che possiamo tributarle, vi sono compresi”. Per noi oggi, chiamare la santa Vergine col titolo di Madre di Dio, è scontato. Ma nei primi secoli del cristianesimo non era così. C’è voluto un Concilio, quello di Efeso nel 431, per definire il titolo di Theotokos (Madre di Dio), contro la tesi di Nestorio che voleva il titolo di Christotokos (Madre di Cristo), tesi che si opponeva al riconoscere la divinità del Cristo. Scusate questa nota storica che però ci aiuta a comprendere il cammino di questo titolo mariano che, in definitiva, è il più importante. Il Salesio prosegue poi mettendo in risalto la grandezza delle benedizioni e delle grazie che entrarono nella casa di Zaccaria e di Elisabetta, con la santa Vergine e, “rileggendo” il testo di Luca (1,42-45) mette sulle labbra di Elisabetta queste parole: “Donde mi viene la felicità che la Madre del mio Dio venga a visitarmi? Poi continua dicendo: tu sei beata perché hai creduto. Benedetta tu tra tutte le donne, e benedetto il frutto del tuo ventre, Gesù”. Elisabetta, dunque, non gioisce soltanto per aver rivisto la sua giovane parente che viveva lontano da lei, ma soprattutto nell’aver riconosciuto, illuminata dallo Spirito Santo, la nuova Eva, la nuova Arca dell’Alleanza, colei che porta in seno il Salvatore dell’umanità. La visita di Maria ad Elisabetta suscita in noi dei ricordi lontani legati alla tradizione della “Madonna Pellegrina”, nei primi anni ’60: la statua della Madonna sostava per un giorno una notte nelle case della nostra borgata e quella casa diventava, per quel breve periodo, la casa di tutti. Tradizioni belle che, poi, si sono perse nel tempo per lasciare il posto ad una religiosità più intima, che può avere il suo valore, ma sminuisce il senso di comunità e di famiglia; un senso che, oggi, si fa tanta fatica a riscoprire.
Preghiamo
Guarda, o Signore, il popolo a te consacrato, e fa’ che, mortificando il corpo con l’astinenza, si rinnovi con il frutto delle buone opere. Amen
Sarebbe bello che nelle nostre case, soprattutto in questo tempo di Quaresima, si facessero tacere le tante voci che il mondo moderno propina ai nostri timpani, per raccogliersi in una breve preghiera e magari, là dove è possibile, farlo insieme a qualche vicino.
Buona giornata,
PG&PGR