Carissimi,
con oggi diciamo arrivederci (almeno lo speriamo…) al mese di febbraio, per definizione, corto e amaro. Francesco di Sales, proseguendo nella sua Esortazione, fa una cosa alquanto particolare e cioè mette a confronto il tenore della visita di Maria ad Elisabetta con quello delle visite tra le dame del suo tempo fatte solo “per cerimonia e nelle quali si esternano affetti più grandi di quelli che si sentono e nelle quali si parla dell’uno e dell’altro, sicché si finisce per uscirne con la coscienza non pulita”. Anche oggi, spesso, queste visite si trasformano in pettegolezzi, maldicenze, mormorazioni, praticati un po’ da tutti, anche dai maschietti. Senz’altro, comunque, la visita di Maria alla cugina “non fu di questo genere poiché ella via andò per servire e i loro discorsi hanno avuto ben altro tenore”. Oltre all’umiltà della Vergine, Francesco mette in risalto anche quella di Elisabetta, come abbiamo già detto, e questo è già un dono della grazia di Dio: “Ecco il primo frutto della grazia di Dio: l’umiltà; la sua visita portò l’anima ad annientarsi nella conoscenza della bontà divina, del proprio nulla e della mancanza di meriti da parte nostra”. In secondo luogo l’Oratore sottolinea che la beatitudine di Maria “fra tutte le donne”, deriva dal frutto del suo seno, che è il Signore delle benedizioni. Infatti spiega “non si benedice il frutto a motivo dell’albero, ma l’albero a motivo del frutto”. A questo punto si sente in dovere di fare una precisazione: certamente alla santa Vergine si deve un culto maggiore a quello di tutti gli altri santi (culto di dulia, cioè di venerazione per i santi e culto di iperdulia, cioè di speciale venerazione, verso la Vergine, ndr.), ma questo non deve essere maggiore al culto che si deve a Dio (culto di latria). Puntualizza: “Dico questo per respingere l’eresia di alcuni che hanno voluto sostenere che bisognava onorarla allo stesso modo di Nostro Signore”. Oggi non si ha più traccia di tale eresia, ma talvolta la pietà popolare, anche se in buona fede, rischia di cadere in questo errore. Un ricordo di gioventù: una volta un vecchio sacerdote, disse che nel mese di maggio avrebbe fatto un pellegrinaggio alla Madonna del Divino Amore, per chiedere alla Vergine di “illuminare” lo Spirito Santo… Il poveretto, nella foga del parlare, aveva confuso i termini volendo effettivamente dire che avrebbe chiesto alla Vergine di intercedere presso lo Spirito Santo… La terza riflessione prende in considerazione il fatto che il bambino, nel ventre di Elisabetta, esulta al sentire la voce della Vergine. Anche questa è una manifestazione dello Spirito Santo che santifica Giovanni Battista nel seno di suo madre. E’ lo stesso Spirito che santifica anche noi, ci trasforma: “Chi riceve lo Spirito Santo è completamente trasformato in Dio”, nel senso che le sue opere diventano opera di Dio. Bella responsabilità!
Preghiamo
Padre di eterna misericordia, converti a te i nostri cuori, perché nella ricerca dell’unico bene necessario e nelle opere di carità fraterna siamo sempre consacrati alla tua lode. Amen
Se oggi compiremo qualche “opera dello Spirito di Dio”, ringraziamolo dicendo umilmente: siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare (Lc 17,10).
Buona giornata e buona domenica,
PG&PGR