Carissimi,
con questo incontro concludiamo l’Esortazione della quale ci stiamo occupando da una settimana circa e cerchiamo di “tirare le somme” su quanto Francesco di Sales ci ha detto presentandoci, a suo modo, la figura di santa Maria Maddalena e che potrebbe essere sintetizzato con una sola frase: “La perfezione non si conquista senza difficoltà”. Perfezione, lo abbiamo detto più volte, è una parola impegnativa per tutti, tanto per coloro ai quali il Signore propone una vita interamente dedicata a Lui, quanto per coloro che si impegnano a testimoniare la propria fede “nel mondo”. Ma per tutti, afferma, “la strada maestra è quella dell’umiltà e della carità”. In una lettera alla baronessa de Chantal, prima della fondazione della Visitazione, datata 11 febbraio 1607, il santo vescovo scrive: “Non è necessario vivere sempre e in ogni momento tutte le virtù per praticarle; questo distorcerebbe e ostacolerebbe troppo i vostri pensieri e sentimenti. L’umiltà e la carità sono le corde maestre, tutte le altre sono collegate ad esse”. Infatti, quale virtù non poggia su queste basi? Prosegue: “Basta comportarsi bene riguardo a queste due: una è la più bassa, l’altra la più alta di tutte. La conservazione di un intero edificio dipende da due cose: le fondamenta e il tetto e non troveremo molte difficoltà nel praticare le altre se teniamo il nostro cuore legato alla pratica di queste due…”. Il Salesio, oltre ad essere un maestro di spiritualità, è anche un uomo pratico, profondo conoscitore dell’animo umano e pienamente consapevole dei limiti delle creature. Pensiamo che questo consiglio dato alla Chantal più di quattro secoli fa, sia ancora oggi valido per tutti. Le quattro virtù cardinali, cioè quelle che fanno da “cardine” alla vita cristiana, la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza, possono essere vissute solo se “informate” dall’umiltà che è alla base dell’edificio della vita spirituale, e dalla carità che è il punto più alto. L’Oratore, rivolto a tutti, anche ad ognuno di noi oggi, conclude: “Rinforzate il vostro coraggio…sarete molto felici se il Salvatore, testimone delle vostre sofferenze e fatiche accettate per amor suo, alla fine vi chiamerà per nome: Maria, anima forte, generosa, coraggiosa e perseverante”. Quel nome “Maria” possiamo, impegnandoci a fondo, cambiarlo con il nostro; l’importante è avere il coraggio di seguire il Cristo, sempre e comunque.
Preghiamo
Dio grande e misericordioso, quanto più si avvicina la festa della nostra redenzione, tanto più
cresca in noi il fervore per celebrare santamente il mistero della Pasqua. Amen
Ecco quello che il Signore, oggi, ci chiede: avere il coraggio della testimonianza che non verrà meno se ci fideremo completamente di Lui.
Buona giornata,
PG&PGR