Carissimi,
anche se siamo in Quaresima, oggi, con tutta la Chiesa, celebriamola Solennità di san Giuseppe, sposo della Vergine Maria. Non facciamo certo fatica a riconoscere le virtù di Agostino ed accostarle a quelle del padre putativo del Signore Gesù: uniti nella povertà e nella purezza, Giuseppe da sempre e Agostino dopo la conversione, instancabili nel lavoro, l’uno per la propria famiglia, l’altro per i suoi fedeli. Non sappiamo nulla della morte di san Giuseppe anche se possiamo azzardare che avvenne prima dell’inizio della vita pubblica del Salvatore; per quanto riguarda Agostino, ne conosciamo la data, 28 agosto 430 e Francesco di Sales ci dice che “morì spoglio di tutto; non fece nemmeno testamento, non possedendo altro che il proprio spirito da mandare in Cielo e il proprio corpo da lasciare sulla terra”. Seguendo l’insegnamento di san Paolo che invita i cristiani di Roma a tenersi lontani dai desideri della carne (Rom 13,14), continua il de Sales, dopo essersi incamminato sulla retta via, Agostino “ha conservato con tanta cura la castità…Non avendo più la propria verginità, era ancora più attento a conservare la castità…”. Essa, osserva il Nostro, è una grande dono di Dio “che non si acquista a forza di braccia e non può essere conservato con artifici e industriosità” e, proprio perché è un dono di Dio, bisogna chiederlo con forza e decisione attraverso la preghiera. Il discorso sulla castità sarebbe molto lungo e non ci sembra il caso di affrontarlo in questa sede; ci limiteremo a dire ciò che affermò, tanti anni fa, un nostro grande professore di morale: “La castità non è solo per i preti, i religiosi e le religiose, ma per tutti coloro che, in qualsiasi stato di vita, vogliono vivere pienamente la propria vocazione cristiana”. Torniamo ad Agostino che, dopo aver vissuto per tanti anni nella vanagloria e nei piaceri della sensualità, insieme alla fede, scopre la virtù dell’umiltà che Francesco definisce come la “virtù delle virtù, visto che attira e conserva tutte le altre”. Il santo vescovo di Ippona, in una sua lettera, scrive che “interrogato su quale fosse la prima virtù, rispose: è l’umiltà. E la seconda? L’umiltà. E la terza? L’umiltà.” E se le domande fossero continuate, afferma l’Oratore, “avrebbe continuato a rispondere sempre allo stesso modo…e come la superbia e la vanità sono il vivaio di tutti i peccati e fanno da balia a tutti i vizi, così l’umiltà è la nutrice di tutte le virtù”.
Celebrando la Solennità di san Giuseppe, celebriamo anche la sua grande umiltà nell’accogliere il Figlio di Dio come figlio proprio dimostrandogli tutto il suo affetto paterno.
Preghiamo
Dio onnipotente, che hai voluto affidare gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di san Giuseppe, per sua intercessione concedi alla tua Chiesa di cooperare fedelmente al compimento dell’opera di salvezza. Amen
Oggi, pensando a san Giuseppe, affidiamo alla sua protezione tutti i papà del mondo.
Auguri, dunque, a tutti i papà e buona giornata,
PG&PGR