Carissimi,
era il 18 ottobre 1621, festa di san Luca Evangelista e due sorelle della Visitazione emettono la loro Professione. Francesco di Sales inizia questa nuova Esortazione ricordando le parole di san Paolo ai Colossesi (4,14): “San Paolo, da Roma dove si trovava (in prigionia), li saluta da parte del glorioso san Luca: tra tutti gli altri saluti che ci sono in quella lettera, viene messo in evidenza questo: Luca, l’amatissimo discepolo, l’ottimo e carissimo medico, vi saluta”. Supponiamo che tutti sappiano chi era san Luca, ma una rinfrescatina non pensiamo possa far male: sappiamo per certo che nacque ad Antiochia, in Siria, da una famiglia pagana e si convertì al cristianesimo dopo l’incontro con Barnaba e Paolo del quale divenne fedele discepolo e accompagnandolo nei suoi viaggi missinari. Luca non conobbe Gesù di persona e il suo Vangelo è basato sulla testimonianza dell’Apostolo Paolo e su alcuni racconti della Madre di Gesù, soprattutto per gli episodi legati all’infanzia del Messia, esclusivi della sua narrazione che mostra una forte sensibilità verso i poveri, gli ammalati e gli emarginati. Il terzo Vangelo, scritto tra il 65 e il 70, sottolinea i temi della misericordia, della compassione e della salvezza universale. Oltre al Vangelo, Luca ha scritto anche il Libro degli Atti degli Apostoli dove descrive la nascita e lo sviluppo della Chiesa e in modo particolare i viaggi missionari di Paolo. Non si sa molto della sua morte: alcune fonti lo vogliono martire, altre affermano che sia morto di morte naturale all’età di 84 anni, in Grecia. San Luca è patrono dei medici e dei pittori e la tradizione lo indica come l’autore delle prime icone mariane, tra le quali quella di Bologna conservata nel Santuario della Beata Vergine, detta appunto di san Luca, sul colle della Guardia. E ora torniamo a Francesco che ribadisce, in quanto lo aveva già detto in passato, che la vita religiosa, e perciò la stessa Chiesa, è paragonabile ad un “ospedale pieno di persone malate; ma che sono anche medici, dato che si possono guarire reciprocamente e anche personalmente; e questo in continuazione accusandosi e purificandosi dei propri difetti”. D’altronde il Signore Gesù, è lui stesso a dirlo (Mt 9,12) è venuto per i malati ed è Lui il “Primario” di questo ospedale. Non è un’idea originale di Francesco, ma egli ci riferisce che alcuni Padri asseriscono, inoltre, che nella Chiesa si esercita anche l’arte della pittura “poiché, dopo essersi corretti e purificati dei propri errori, si passa a dipingere sulla propria anima – come su una tela – l’immagine di Nostro Signore crocifisso”. Perciò, coraggio: armiamoci di tavolozza, colori e pennelli per dipingere la nostra esistenza e per oggi ci fermiamo qui.
Preghiamo
O Padre, che con il dono del tuo amore, ci riempi di ogni benedizione, trasformaci in creature nuove, per essere preparati alla Pasqua gloriosa del tuo regno. Amen
Se oggi ci scoprissimo pittori, come dipingeremmo la nostra anima? Con quali colori, con quali sfumature?
Buona giornata,
PG&PGR