25 Marzo 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Con queste semplici, ma impegnative, parole inizia la nostra storia, la storia di ogni cristiano. Infatti col “sì” di Maria il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi per annunciare che il Regno di Dio è vicino. Affidiamo all’intercessione della santa Vergine la nostra vita e quella del mondo intero. Ieri, Francesco di Sales, ci ha lasciati affermando che dal disordine delle passioni derivano tutte le malattie spirituali. Quelle del corpo possono essere curate, soprattutto attraverso delle diagnosi precoci, anche se, purtroppo, non tutte. Ma quale può essere il rimedio a quelle spirituali che, spesso, rimangono occulte? Dice il de Sales: “Il principale rimedio a tutto ciò è di vegliare in continuazione sul proprio cuore e sul proprio spirito per mantenere le passioni nella norma e sotto il controllo della ragione; altrimenti si avranno soltanto originalità e comportamenti disuguali”. Dobbiamo, però, precisare che la varietà, nella Chiesa, è tutt’altro che negativa: infatti è un dono dello Spirito che rinforza l’unità, vigilando che l’originalità non diventi stravaganza e la diversità opposizione, ma un arricchimento di tutte le componenti di una comunità. Non si può, comunque, negare che gli inconvenienti e le incomprensioni siano sempre in agguato. Come evitarli? “Per ovviare a tali inconvenienti, i Padri hanno contrapposto alle passioni, la pace e la tranquillità interiore, da cui deriva quella dolce uguaglianza di cuore e di spirito tanto raccomandate ed inculcate nei primi cristiani”, come narrano gli Atti degli Apostoli (4,32). Quello della pace, che è il primo dono dello Spirito ai credenti, è il saluto che il Cristo risorto rivolge ai suoi nelle sue prime apparizioni (Gv 20, 21.26) ed era l’augurio che quei primi nostri fratelli e sorelle si scambiavano. Prosegue l’Oratore: “E’ nella pace che si trova il più alto livello della vita spirituale, ed è per acquistarla e conservarla che occorre continuamente vegliare e lavorare”. Ma quanti, anche tra quelli che si dicono cristiani, vegliano su di essa e per essa lavorano? Ben pochi e questa è una triste constatazione. Se al posto di tanti incontri, di tanti sorrisi a mezza bocca, di tante strette di mano, di tante dichiarazioni, coloro che hanno la responsabilità di una pace vera e duratura, facessero meno “manfrine” e lavorassero più seriamente per conquistarla, molto probabilmente non sarebbe una chimera irraggiungibile. Oggi, più che mai, c’è bisogno di lavorare per la pace.

Affidiamo a Maria, Regina della Pace, questo povero mondo che non trova, o non vuol trovare, pace.

Preghiamo con le parole della liturgia odierna:

O Dio, che hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nell’Annunciazione della Vergine Maria, donaci la tua grazia, perché, seguendo il suo esempio, possiamo accogliere con cuore fedele il tuo mistero di salvezza. Amen

Ed oggi una preghiera particolare per i popoli in guerra e per chiedere la pace nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità religiose e parrocchiali.

Pace e bene a tutti e buona giornata,

PG&PGR