Carissimi,
ieri, se ben ricordate, Francesco di Sales, ci aveva definiti “avventizi e pellegrini su questa terra”. Effettivamente noi, qui, siamo solo di passaggio, ma spesso assomigliamo a “turisti distratti” che non sanno apprezzare ciò che vedono e vanno sempre di corsa. Dice, dunque: “Noi siamo povera gente, le nostre preghiere sono così fredde, deboli, stanche e insipide”. Non è una visione pessimista, ma realista! Pensiamo alle nostre celebrazioni: si arriva in ritardo, si cerca di individuare qualcuno che conosciamo, si chiacchiera ad alta voce, prima durante e dopo la celebrazione, si pensa ad altro, qualsiasi motivo è buono per distrarsi, si spera che il celebrante tagli corto nell’Omelia, ecc. Ma i santi, nonostante noi, suppliscono alle nostre mancanze con le loro preghiere: “Quei gloriosi santi pregano in continuazione, senza stancarsi; la loro felicità consiste nel cantare senza sosta le lodi di Dio…” Attraverso le loro preghiere, anche le nostre “misere, vili e impure, mischiate alle loro, acquistano una forza e una virtù straordinarie”. Avviene, esemplifica il Salesio, come quando si getta qualche goccia di acqua in una botte di vino: esse perdono la loro natura e si trasformano in vino: “Allo stesso modo le nostre preghiere, venendo presentate alla divina Maestà unite a quelle dei santi gloriosi, perdono la loro debolezza e acquistano la forza, il vigore e la forza delle loro”. Questa “mescolanza” rende preziose le nostre preghiere e le rendono meritorie per noi e per il nostro prossimo. Bisogna però riconoscere che, tante volte, accade il contrario e poche gocce di vino, che sono le preghiere dei santi, vengono versate in una botte d’acqua…e tutti ne possiamo intuire il risultato. Nonostante questo, prosegue il Nostro: “I santi, in Cielo, non cessano, come abbiamo detto, di desiderare e chiedere che godiamo del frutto della nostra redenzione, e che, per tale mezzo, giungiamo alla felicità che essi già possiedono”, essendo spinti a fare questo da una vera carità nei nostri confronti. A loro imitazione anche noi, nel nostro piccolo e nonostante la nostra indegnità, dobbiamo pregare per il nostro prossimo, con una carità che li aiuti a scoprire la bontà e la misericordia di Dio. Sarebbe molto bello, sottolinea Francesco “se noi potessimo capire, almeno un po’, qual è la carità dei santi e con quale fervore ed umiltà accompagnano le nostre preghiere”. Certamente non possiamo mettere a confronto l’umiltà, sempre imperfetta, delle nostre preghiere con quella dei santi in quanto la loro “deriva dalla conoscenza molto chiara…della grandezza e dell’essenza di Dio”. La nostra “conoscenza” di Dio è estremamente limitata e questo, spesso, porta l’uomo a perdere la fiducia in Lui; per quanto continuiamo a ripetere “sia fatta la tua volontà”, si vorrebbe che questa coincidesse con la nostra e quando questo non avviene anche la nostra fede, la nostra umiltà e la nostra volontà, ne risentono. Impariamo, dunque, ad avere più fiducia in Dio e convinciamoci che Lui vuole sempre il nostro bene.
Preghiamo
O Padre, che nella tua immensa bontà estendi a tutti i popoli il dono della fede, guarda i tuoi figli di elezione, perché coloro che sono rinati nel Battesimo siano rivestiti dell’immortalità beata. Amen
Facciamo, in questo giorno, vigilia della domenica delle Divina Misericordia, un ulteriore atto di fede nella bontà di Dio che ci vuole tutti accanto a sé.
Buona giornata e buona domenica della Divina Misericordia,
PG&PGR