7 Aprile 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

dopo la pausa pasquale, nella quale abbiamo rivissuto il mistero della nostra salvezza, riprendiamo i nostri incontri alla scuola di san Francesco di Sales. 1° novembre 1621: Esortazione per la festa di Ognissanti. Certamente ricorderete che quattro anni prima, nella stessa data, aveva già commentato questa grande festa. Cosa aggiungerà ora? Lo scopriremo pian piano e la prima affermazione che fa è questa: “La prima festa che è stata celebrata e stata la festa della compiacenza”. Ma di quale compiacenza parla l’Oratore? Di quella che il Creatore provò dopo aver completato l’opera della Creazione: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). “Questa è la compiacenza. Ora, la santa Chiesa, che non soltanto è sposa di Nostro Signore, ma anche la sua imitatrice, volendo in tutto e per tutto conformarsi a Lui, celebra la festa dei santi con uno straordinario compiacimento”. E’ da notare che il libro della Genesi, dopo ogni elemento creato, dice che “era cosa buona”, ma solo dopo il completamento dell’opera creativa dice che “era cosa molto buona”. Allo stesso modo la Chiesa, quando onora i santi singolarmente, martiri, apostoli, confessori, vergini, fa una cosa buona, ad imitazione del Creatore, “ma quando raccoglie tutti e fa una festa a tutti insieme…prova un compiacimento ineguagliabile ed esclama: Quanto ciò è buono!, più che buono”. Probabilmente ognuno di noi ha una devozione particolare verso qualche santo o santa, magari quello/a di cui porta il nome, o il patrono del proprio paese, della propria città, ecc., e, certamente, il festeggiarlo/a è una cosa buona. Ma quando la Liturgia ci propone, ogni anno, di rivolgere la nostra venerazione a tutti i Santi, è una cosa migliore in quanto coinvolge tutta la Chiesa, tutti noi. Tante volte, durante queste nostre “chiacchierate in famiglia” ci siamo trovati a parlare dei santi “senza nome”, cioè sconosciuti e il Salesio dice che uno dei motivi dell’istituzione di questa festa è proprio quello di onorare questi tanti fratelli e sorelle “sconosciuti”: “E’ stata istituita per onorare molti santi e sante che si trovano in Cielo, ma, essendo i loro nomi sconosciuti quaggiù in terra, la Chiesa non ha la possibilità di festeggiarli singolarmente”. Il Nostro spiega che non bisogna pensare che siano i miracoli o le vocazioni speciali a rendere santi, in quanto “è un dato di fatto che esistono numerosissimi santi che sono passati inosservati in questa vita, senza fare prodigi…O Dio, quanti santi pensate ci siano stati nelle grotte, nelle botteghe, nelle case devote, nei monasteri…?” E’ per questo che la Chiesa celebra in terra questa festa per quelli che conosce, ma anche per “quelli di cui non conosce né il nome né la vita”, che sono certamente più numerosi.

Siamo nell’ottava di Pasqua e preghiamo con le parole della Liturgia odierna

O Dio, che nel mistero pasquale hai fatto rinascere i tuoi fedeli alla vita immortale, rinnova in noi i doni del Battesimo e guidaci alla gioia che non tramonta. Per Cristo nostro Signore. Amen

 

E’ bello pensare che un giorno anche noi potremmo essere annoverati tra i santi “senza nome”.

 

Buona giornata,

 

PG&PGR