22 Maggio 2026: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

Francesco di Sales non poteva, in questo contesto, non citare uno dei suoi “maestri” preferiti; avete senz’altro capito che stiamo parlando di sant’Agostino. Però fa un piccolo errore ritenendo, la regola scritta dal vescovo di Ippona, destinata ai suoi Religiosi. P. Balboni, in nota, specifica che Agostino non ha scritto una regola speciale per i Religiosi, ma si tratta di un adattamento di quella scritta per le Religiose. Ma al di là di questa piccola svista, cerchiamo di capire ciò che vuole intendere Agostino quando “comanda di seguire la comunità per quanto è possibile, come se dicesse: “Non siate più virtuosi degli altri, non fate più digiuni, maggiori austerità e mortificazioni di quanto sia comandato; fate soltanto ciò che fanno gli altri e ciò che vi è comandato nelle vostre Regole, secondo il modo di vivere che avete scelto, e siate contenti”. Evidentemente egli, benché lodasse le penitenze varie, si preoccupava di dare questi consigli per evitare le singolarità che potevano portare alla vanità o, comunque, alla tentazione di credersi migliori degli altri. Se questa poteva essere una tentazione per coloro che vivono in comunità, può esserlo senz’altro anche per coloro che vivono nel “mondo”. Infatti san Paolo, scrivendo ai Filippesi (2,3-4) raccomanda molto risolutamente: «Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri». Torniamo al santo Ipponate e a ciò che riferisce Francesco a proposito del “seguire la comunità”: “I forti e i robusti mangino ciò che viene loro presentato, osservino i digiuni e le austerità indicate, e si accontentino di questo; i deboli e gli infermi, accettino ciò che viene loro presentato per la loro infermità, senza pretendere di fare come i robusti…”. Praticamente egli dice ai suoi Religiosi, e a tutti noi, di essere semplicemente ciò che si è senza pretendere di sentirsi migliori degli altri, accettando la forza e la debolezza, la piena salute e quella fragile, il vigore della giovinezza e i limiti della vecchiaia. Il Salesio, come è nel suo stile, per farci comprendere meglio quale deve essere l’attitudine del cristiano, ci porta un esempio mettendo a confronto la “vanità” del ragno con l’umiltà dell’ape: il primo “tende la sua tela alla vista di tutti e mai in segreto…in questo assomiglia agli sciocchi e agli ipocriti, che fanno tutto per essere visti. Ma le api sono più sagge e prudenti preparando il miele nell’alveare dove nessuno le può vedere… Questo ci rappresenta molto efficacemente l’anima umile…che si accontenta che Dio la veda e che sappia Lui quello che fa”.

Oggi ricordiamo una “campionessa” di umiltà: santa Rita da Cascia.

Preghiamo

Dona a noi, Signore, la sapienza della croce e la fortezza, con le quali hai voluto arricchire santa Rita, perché portando le sofferenze con Cristo, partecipiamo più intimamente al suo mistero pasquale. Amen

Scegliamo, oggi, tra l’essere ragni o api…

Buona giornata.

PG&PGR