Carissimi,
certamente, come dicevamo l’altro ieri, tra l’umiltà e la vanità, c’è un confine molto sottile che spesso viene valicato anche da coloro che hanno dedicato a Dio la loro esistenza. A tale proposito, Francesco di Sales cita un episodio della vita di san Pacomio, del quale ci ha parlato in passato. Ve lo riportiamo così come lo racconta: “Pacomio un giorno passeggiava con alcuni Padri del deserto. Conversando di argomenti pii e devoti; quei grandi santi, infatti, notate bene, non parlavano mai di cose futili e inutili; tutti i loro discorsi erano su cose buone. Durante quella conversazione, dunque, un Religioso che aveva fabbricato due stuoie in un giorno, venne a stenderle al sole alla presenza di tutti i Padri.
Essi videro bene la cosa, ma nessuno si chiese perché lo facesse, perché non avevano l’abitudine di elogiare le azioni degli altri. Pensarono che i loro fratello lo avesse fatto con semplicità, per cui non ne trassero alcuna conclusione. Non censuravano le azioni altrui, non erano come coloro che spulciano sempre i fatti del prossimo, componendo, su tutto quello che vedono, dei romanzi, dei veri commentari e delle interpretazioni (meditiamo su questo!). Quei buoni Religiosi, dunque, non pensarono nulla di colui che stendeva le sue stuoie; ma san Pacomio, che era il Superiore ed a cui soltanto spettava analizzare il movimento che lo aveva spinto, si mise a riflettere su quell’azione; e siccome Dio concede sempre la sua luce a coloro che lo servono, gli fece conoscere che quel fratello agiva spinto dallo spirito di vanità e di compiacimento per le sue due stuoie, e che aveva agito in quel modo perché lui e tutti gli altri Padri vedessero che egli quel giorno aveva lavorato bene. Dovete sapere che quegli antichi Religiosi, si guadagnavano da vivere con il loro lavoro manuale; non si occupavano di quello che volevano o piaceva loro, ma bensì di quello che veniva loro comandato; esercitavano il loro corpo con il lavoro manuale, e lo spirito con la preghiera e la meditazione, unendo così l’azione alla contemplazione. Ora, la loro occupazione più comune era quella di intrecciare stuoie, e ognuno doveva farne una al giorno; il fratello di cui parliamo, avendone fatte due, pensava, per questo, di essere più bravo degli altri, e per tale ragione andò a stenderle al sole davanti a tutti, perché si sapesse. Ma san Pacomio, che aveva lo spirito di Dio, gliele fece gettare nel fuoco e chiese ai Religiosi di pregare per colui che aveva lavorato per l’inferno; poi lo fece mettere cinque mesi in prigione (cioè in isolamento claustrale), come penitenza per la sua mancanza, per dare l’esempio agli altri e insegnar loro a compiere le loro opere con umiltà”. Esagerato ‘sto san Pacomio? Forse, ma senz’altro, in seguito, quel religioso fu meno vanitoso.
Preghiamo nella memoria di san Giovanni Battista de Rossi, prete romano:
O Dio, che per diffondere tra i poveri il tuo Vangelo, arricchisti San Giovanni Battista sacerdote con i doni della carità e della pazienza, concedi a noi, che ne esaltiamo i meriti, di imitarne i virtuosi esempi. Amen
Carità e pazienza siano sempre nostre compagne di vita.
Buona giornata e buona Solennità di Pentecoste.
PG&PGR