Carissimi,
Francesco di Sales ci offre l’esempio di due comportamenti, l’uno completamente diverso dall’altro, che possono essere tenuti di fronte alla tentazione, servendosi di due personaggi biblici, “due giovani principi che ci servono di esempio a questo proposito: uno cercò la tentazione e perì in essa; l’altro, al contrario, non la cercò ma la incontrò ugualmente, riuscendo vittorioso nel combattimento”. Il primo è il grande re d’ Israele, Davide, del quale ci ha parlato tempo fa: un uomo potente di fronte ai nemici, ma debole di fronte alla tentazione, che non l’allontana, ma la ricerca. E’ l’episodio ben conosciuto della seduzione di Betsabea, moglie di Uri l’Hittita, narrato nel secondo libro di Samuele (11,1-17). Il de Sales imputa questo peccato all’ozio nel quale era caduto Davide e osserva: “L’ozio è molto pericoloso circa la tentazione. E non dite: io non la cerco, io sto soltanto senza far niente. E’ quanto basta per essere tentati, perché la tentazione ha una presa straordinaria su di noi quando ci trova oziosi. Se Davide (invece di starsene ozioso nella reggia), fosse andato in guerra quando era tempo di andarci, o si fosse occupato in qualche buona azione, la tentazione non avrebbe avuto modo di attaccarlo, o perlomeno di piegarlo e vincerlo”. Crediamo che tutti conoscano bene il detto popolare, da qualcuno attribuito a Catone il Vecchio: l’ozio è il padre di tutti i vizi. Prosegue il Nostro riferendosi al secondo personaggio: “Al contrario il giovane Giuseppe (penultimo figlio di Giacobbe), che in seguito divenne viceré d’Egitto, non cercò in alcun modo la tentazione, per cui – pur incontrandola – non perì in essa. Era stato venduto dai fratelli (Gen 37,28) e la moglie del suo padrone lo tentò; ma lui, che non aveva mai corteggiato o guardato con occhi dolci la sua padrona, resistette validamente ai suoi assalti e ne uscì vincitore, trionfando così sulla tentazione e su colei che lo tentava” (Cfr. Gen 39,7-13). Da questi due racconti biblici se ne deduce che, se nel momento di qualsiasi tentazione ci lasciamo guidare dallo Spirito di Dio possiamo avere la certezza che ne usciremo vittoriosi; l’importante è non lasciare volontariamente spazio alla tentazione perché, “per quanto santi e generosi possiamo essere, poiché non siamo più forti di Davide…Il nostro nemico è come un cane alla catena: se non ci avviciniamo non potrà farci alcun male, nonostante ringhi e abbai contro di noi”. Un consiglio ci viene da san Pietro che, nella sua prima lettera (5,8) dice: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede». L’ozio e la pigrizia sono parenti stretti e san Paolo, nella lettera ai Romani (12,11) raccomanda di non essere pigri nello zelo e invita a servire il Signore con ardore, fervore spirituale e dedizione costante mantenendo viva la fede attraverso la preghiera e le buone opere.
Nella Tradizione monastica abbiamo trovato questa preghiera che vi proponiamo:
Tutta santa Madre di Dio scaccia da noi l’ozio, la pigrizia, l’accidia, la dimenticanza, l’ignoranza, la trascuratezza e ogni pensiero malvagio; estingui la fiamma delle passioni e liberaci da tutte le azioni che non sono accette a Dio. Amen
Ed oggi? Beh, agiamo di conseguenza. Buona giornata,
PG&PGR