Carissimi,
dobbiamo sempre tenere ben presente che la fede è qualcosa da vivere con vero coraggio. Francesco di Sales, però, ci fa notare “che ci sono alcuni che fanno i coraggiosi di notte e vanno soli da qualche parte; ma poi, appena sentono cadere un sasso o il fruscio di un sorcio che scappa, si mettono ad urlare…Ce ne sono anche altri che, se vanno in campagna, appena scorgono da lontano l’ombra degli alberi, si spaventano terribilmente, pensando che ci sia qualcuno che li aspetta”. L’Oratore dice questo per metterci in guardia dai pericoli che crediamo di poter affrontare con le sole nostre forze, ma che poi ci fanno soccombere. La vita di fede, lo ripetiamo, ha certamente bisogno di coraggio, ma anche di prudenza ricordandoci che è la prima delle virtù cardinali. Egli torna, quindi, a parlare di san Pietro che “essendo ancora molto bambino nella vita spirituale”, dopo l’episodio al quale abbiamo accennato ieri, fa una “gaffe” ancora più grande quando il Signore Gesù annunciò ai suoi discepoli che avrebbe dovuto subire la morte. Ricordate quale fu la reazione di Pietro? Prosegue, immaginando questo dialogo tra l’apostolo e Gesù: “Egli che era molto pronto a parlare ma lento e codardo nel fare, si mise a vantarsi: E che, Signore, tu dici che devi andare a morte? Ebbene io non ti abbandonerò mai. Il Signore continuò: sarò flagellato. E allora anch’io, per amor tuo. Sarò coronato di spine. E allora lo sarò anch’io. A farla breve, non cedeva in nulla al suo buon Maestro, e più Nostro Signore illustrava la gravità dei suoi tormenti e più egli si accalorava e assicurava che avrebbe affrontato gli stessi tormenti”. Permetteteci di “spezzare una lancia” a favore del povero Pietro: certamente, in quel momento, egli parlava sinceramente, ma forse troppo sicuro di se stesso. E quell’ostentato coraggio, come sappiamo, scomparve al momento della Passione. Commenta Francesco: “Sarebbe stato molto meglio, per il povero san Pietro, conservarsi umile e fare affidamento sulle forze di Nostro Signore, anziché confidare vanamente sull’ardore che provava sul momento”. Ma il coraggio di dare la vita per il Signore, Pietro lo trovò in seguito con la forza dello Spirito Santo. Lo stesso coraggio lo hanno trovato san Carlo Lwanga e i suoi dodici compagni che la liturgia odierna ricorda. Preghiamo:
O Dio, che nel sangue dei martiri hai posto il seme di nuovi cristiani, concedi che il mistico campo della Chiesa, fecondato dal sacrificio di san Carlo Lwanga e dei suoi compagni, produca una messe sempre più abbondante, a gloria del tuo amore. Amen
Il Signore ci dia sempre la forza, il coraggio e l’umiltà di testimoniare, nei nostri ambienti, la nostra fede.
Buona giornata,
PG&PGR