Beatificazione Louis Brisson: Omelia Cardinale Amato

Cari fratelli e sorelle, riporto di seguito la traduzione dal francese, dell’Omelia che il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, in rappresentanza del Sommo Pontefice Benedetto XVI, ha pronunciato il 22 settembre 2012, nella chiesa cattedrale di Troyes, in occasione della Beatificazione di Padre Luigi Brisson, sacerdote, fondatore delle Oblate e degli Oblati d San Francesco di Sales.

P. Gianni

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La Diocesi e la città di Troyes, gli Oblati e le Oblate di San Francesco di Sales, oggi celebrano nella gioia la beatificazione di Padre Luigi Brisson, eminente educatore della gioventù e fondatore coraggioso di queste due Congregazioni piene di dinamismo.

Quella di Troyes è una storia gloriosa: diocesi fin dall’inizio del IV secolo e molti dei suoi primi pastori sono annoverati tra i santi. Nel Medio Evo questa città ha anche accolto diversi  importanti Sinodi. Essa è conosciuta nel mondo per due belle chiese: la cattedrale gotica dedicata ai Santi Pietro e Paolo, dove si svolge questa celebrazione, e la basilica di S. Urbano, che risalgono al XIII secolo. Il Papa Urbano IV (1195-1264), celebre nella storia della Chiesa per aver istituito la solennità del Corpus Domini, era originario di Troyes.

A questi grandi ricordi del passato oggi, per la diocesi e la città di Troyes, si aggiunge un’altra data storica: quella della Beatificazione di Padre Luigi Brisson.

In lui risplendono le virtù del giusto che pone la sua fiducia nel Signore. Ed è proprio nelle tribolazioni che egli manifesta la fermezza della sua fede e la saggezza che proviene da Dio.

Tre virtù, in particolare, risplendono come astri luminosi nel cielo della sua santità: la forza, la fede e la carità. Anche se dolce di natura, il Brisson era un uomo forte. Ancora giovane seminarista egli si propone di dominare la ribellione anche davanti alle punizioni ingiuste.

Questa stessa fermezza egli la dimostrò anche nella fondazione delle sue due Congregazioni e nella difesa dei loro diritti. Nella sua vita incontrò diverse prove e opposizioni. Ad esempio fu privato dell’incarico di cappellano del monastero della Visitazione, incarico che egli ricopriva da più di quaranta anni e al quale era molto legato. Egli sopportò anche la perdita delle sue opere, la dispersione e l’esilio dei suoi figli e la quasi totale solitudine nei suoi ultimi giorni (Leggi francesi contro la chiesa del 1901-1904 che portarono alla confisca di tutti i beni degli Ordini e delle Congregazioni religiose e all’esilio dei loro membri).

Una volta esclamò: “Il mio cuore è talmente triste che se non avessi la fede non potrei resistere”! Ma, nonostante le prove, non si perse mai di coraggio: la sua speranza era ben ancorata all’amore di Cristo. Per lui la prova era garanzia di successo apostolico.

Potremmo chiederci: dove il Beato Luigi attingeva tanta forza eroica? Il suo coraggio era unicamente il frutto della sua natura decisa, della sua disciplina e della sua capacità di sopportare le prove? La sua audacia apostolica era ben radicata nel suo spirito di fede. Frequentemente egli esortava ad educare i giovani alla fede. Diceva che solo chi “inspira” la fede può “espirarla” sugli altri. La fede, come la grazia, è una realtà che sfugge ai sensi e si comunica in maniera misteriosa: “Il mantello di Elia – egli diceva ai suoi religiosi – operava dei miracoli non a causa della sua tessitura, ma perché era stato sulle spalle del Profeta (cfr 2Re 2,13-14). Perché le vesti di Nostro Signore compivano miracoli (cfr Mc 5,25-29)? Sarà così anche per voi se avete fede”.

La sua fede era alimentata quotidianamente dall’Eucaristia. Era solito dire: “Gesù Cristo in questo Sacramento è il mio respiro, il mio cibo, il mio tutto”.

Egli associava l’amore per il Cristo alla devozione filiale verso il Papa che considerava come il fulcro della fede. Tutto ciò che riguardava la Chiesa e il Papa era da lui considerato sacro. In una istruzione egli disse: “La Congregazione fa professione di appartenenza inviolabile alla Santa Chiesa. Noi saremo sempre sottomessi verso la Santa Chiesa e il Papa come i bambini sotto la tutela dei genitori. In queste Congregazioni non dovranno esistere lotte di opinione: è una perdita di tempo. Il nostro cuore deve sentire, nei confronti del Papa, qualche cosa di profondamente filiale, di pio, una grande venerazione verso il rappresentante di Nostro Signore, il suo vicario. Questa è la nostra regola”.

La Madre Madeleine de Sales, superiora generale delle Oblate, confermava a tal proposito: “Verso il Papa egli nutriva amore filiale e cieca obbedienza. Il Padre Brisson non ha mai fatto nulla di importante senza prima consultare Roma. Ha moltiplicato i viaggi, si è adoperato per la diffusione delle encicliche, in ogni occasione raccomandava la docilità agli insegnamenti del Papa”.

La sua fede eroica si incarnava nella carità discreta e generosa attinta al Cuore misericordioso di Gesù. I frutti di tale carità erano la pazienza nel ministero della confessione, nell’educazione e nella direzione dei giovani, la sua disponibilità all’accoglienza e all’ascolto del prossimo. Modestia, bontà e magnanimità furono in lui proverbiali.

Molti sono gli episodi in cui si manifesta questa sua generosa carità. Per esempio, nel 1904, egli si adoperò per soccorrere il più possibile gli operai in sciopero. Dimostrò grande magnanimità nei confronti di un ex seminarista, di nome France, ridotto al vagabondaggio e alla miseria più nera. Il P. Brisson gli assicurò un pasto quotidiano presso le suore Oblate e, tutti i mercoledì, lo invitava a pranzo con lui. France era felice di aver trovato un po’ di calore umano e una condizione di vita decente. Un giorno egli non arrivò all’appuntamento per il pranzo. Preoccupato, il Beato lo mandò a cercare. Lo ritrovarono agonizzante. Confortato dai sacramenti e dalla presenza fraterna dei religiosi, France morì serenamente.

Sostenuto dalla fede e dalla carità, il Beato Brisson incarnò alla lettera la Parola di Gesù che invita tutti ad accogliere i piccoli, i poveri, coloro che sono nella necessità in quanto, accogliendo questi fratelli, si accoglie lo stesso Cristo.

Cari Oblati e Oblate, cari fedeli, la Chiesa ha bisogno, oggi, di preti santi come il Beato Luigi, modello di forza, di fede e di carità. La sua beatificazione ci sprona alla ricerca della santità.

Il mondo attorno a noi cambia continuamente ed il progresso avanza rapidamente. Ma se attorno a noi tutto cambia, in noi, al contrario, devono sussistere i valori come l’amore, la bontà, l’amicizia, la giustizia che costituiscono l’essenziale di una buona condotta di vita e che toccano ancora profondamente il cuore della persona umana. Un gesto di bontà è una espressione eterna di autentica umanità. E i santi sono gli interpreti eroici di questa umanità ispirata al Vangelo. Attraverso le loro virtù essi illuminano non solo la Chiesa, ma anche la società che ha tanto bisogno di persone buone e sagge per crescere nella solidarietà e nella fraternità.

Per questo noi ringraziamo la Chiesa che onora questi figli eroici e li propone alla contemplazione, all’ammirazione e soprattutto all’imitazione.

Ma i santi devono essere invocati perché essi sono vicini al trono della grazia di Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, e intercedono con efficacia in nostro favore.

Beato Luigi Brisson, prega per noi!

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