Lettera di Natale 2013 del nostro Parroco

Di seguito pubblichiamo la lettera di Natale 2013 che il nostro Parroco Padre Gianni scrive a Gesù e la risposta del Figlio di Dio, lettere che ogni anno Padre Gianni legge a tutta la comunità riunita durante la notte di Natale. Una scambio epistolare tra il Parroco e Gesù che ormai è diventato un appuntamento fisso della nostra comunità parrocchiale.

Roma, Santo Natale 2013

Ed eccoci, caro Gesù, al nostro solito appuntamento epistolare in occasione di un tuo nuovo compleanno. Certo che il tempo passa velocemente! Più trascorrono gli anni e più, questo momento, mi sembra ravvicinato a quello precedente. Ma certamente, tu che vivi dall’eternità non hai di questi problemi e forse sorridi nel vederci sempre affannati, di corsa e con l’occhio all’orologio, preoccupati di tante, a volte troppe, cose. Ma tu sai come siamo fatti! Il nostro sguardo, sovente, non sa andare al di là del nostro naso e resta limitato al nostro piccolo mondo e a ciò che ci tocca da vicino. Solo quando si verifica qualche evento straordinario sembra allargarsi e ci accorgiamo di non essere i soli a dibatterci tra problemi e difficoltà. Anzi, in questi frangenti, le nostre vengono ridimensionate e ci appaiono poco più che insignificanti. Penso Gesù, agli eventi che, poco più di un mese fa, hanno sconvolto le Filippine dove migliaia di persone hanno perso la vita o sono disperse e quelle che sono scampate hanno perso quel poco che avevano. Abbiamo visto immagini desolanti, strazianti, quasi increduli che la natura che tu hai creato possa provocare tanto dolore. Dopo pochi giorni, proprio per non farci cadere nella tentazione di pensare che, in fondo, le Filippine sono lontane e che certi sconvolgimenti atmosferici, a quella latitudine, bisogna aspettarseli, un ciclone ha devastato molte zone nel nord della Sardegna seminando anche là morte e distruzione, lasciando dietro di sé la disperazione di chi ha perso persone care e tutto ciò che aveva. E ci siamo accorti che le Filippine non sono poi così lontane. Certo, la macchina della solidarietà si è messa in moto e anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di darle una spinta… Poi, altri eventi metereologici hanno sconvolto, da nord a sud, il nostro “bel paese” provocando ancora vittime e arrecando ancora tanto dolore. Gesù, di fronte a questi fatti non posso non chiedermi: ma noi uomini, dai governanti all’ultimo cittadino, quanta responsabilità abbiamo in tutto questo? Quanto abbiamo fatto e non dovevamo fare e quanto non abbiamo fatto e dovevamo fare? Dov’è il confine tra la casualità e la responsabilità? Forse non abbiamo ancora capito che la natura ha una forza immensamente più grande dell’uomo e quando viene violentata puntualmente si ribella e si riprende ciò che è suo con le conseguenze che conosciamo. Sembra che a nulla servano le esortazioni, le ammonizioni, gli inviti ad un maggior rispetto del nostro pianeta. Anche il tuo nuovo Vicario sulla terra, che ha scelto per il suo servizio un nome che è tutto un programma, ci ha richiamati al dovere del pieno rispetto della natura.

Certo Gesù che la tua capacità di stupirci è sempre viva e non si è limitata a quei trentacinque o trentasei anni che sei vissuto come uomo qui tra noi. Ci hai stupiti con la tua nascita, la tua vita nascosta, con la tua predicazione, con i miracoli… Ci hai sconvolti con la tua morte e riempiti di meraviglia e di nuova speranza con la risurrezione. E il nostro stupore è stato poi alimentato da tanti uomini e donne apparsi in epoche diverse sulla scena di questo mondo e che il tuo Spirito ha animato, fino ad arrivare ai nostri giorni e a quell’evento inatteso e, lasciamelo dire, scioccante, di un Papa che, con tanta semplicità, umiltà e inaspettato coraggio, annuncia al mondo: “Io mi dimetto!”. E tu, non pago della nostra meraviglia, attraverso il tuo Spirito, ci hai dato un nuovo Papa, un uomo sconosciuto ai più, che sei andato a pescare “alla fine del mondo” e che si presenta all’umanità intera con un semplice “Buona sera”. Da quel momento tu hai voluto che la tua Chiesa, sempre santa perché sgorgata dal tuo fianco squarciato sulla croce, ma sempre bisognosa di conversione, di essere sollecitata nell’annuncio del Vangelo e riformata perché fatta di uomini

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peccatori, ricevesse un nuovo, vibrante e straordinario impulso per rendersi sempre più missionaria, soprattutto verso i poveri, i sofferenti, gli oppressi, verso gli ultimi del mondo che ai tuoi occhi sono i primi. Gesù, quel suo modo di entrare in contatto con la gente lascia amabilmente sconcertati. Quel modo, tutto suo, di dire le stesse cose dei suoi predecessori, il suo usare un linguaggio accessibile anche ai bambini, i suoi gesti spontanei, ci incantano. Col fatto stesso di aver scelto un nome “non da Papa”, fin dal primo momento, ha indicato a tutti noi quale cammino la Chiesa deve nuovamente riprendere. Il suo invito alla gioia, a non aver paura della tenerezza, a guardare alla nostra esistenza con maggiore ottimismo è qualcosa che, per usare le sue parole, “fa bene al cuore” anche di chi si sente lontano da Dio, di chi si è stancato di credere in lui eliminandolo dalla propria vita… Tu Gesù ci hai insegnato che, nonostante tutto, Dio non abbandona mai nessuno. Ed è vicino soprattutto ai più deboli, agli indifesi, a tutti coloro che fanno fatica a percorrere le strade di questo esilio terreno invitandoli a guardare avanti, a guardare in alto, a sentirsi sempre e comunque amati.

Questa verità deve essere molto simile a quella che ha guidato, per tutta la sua vita, un grande personaggio che, proprio in questi ultimi giorni, hai chiamato a te, Nelson Mandela. Una esistenza spesa per proclamare che nessun essere umano, proprio per la dignità che gli deriva dall’essere figlio di Dio e perciò creato a sua immagine e somiglianza, deve essere discriminato a causa delle diversità etniche, culturali o religiose. Anche lui aveva un nome che era tutto un programma: alla nascita gli era stato imposto il nome di Rolihlahla che nella sua lingua nativa significa “colui che provoca guai”. E che guai… Santi guai!

Gesù, siamo tue creature fragili e abbiamo sempre bisogno di profeti che, pagando di persona, ci indichino la strada da seguire. E tu questo lo sai molto bene per averlo provato sulla tua pelle. Purtroppo questa fragilità, spesso, diventa un alibi per nascondere la nostra poca sensibilità di fronte a tante sofferenze. Qualcuno ha scritto che siamo umanamente sguarniti; esperti nelle varie tecnologie, non ci siamo preoccupati molto di crescere in umanità. Signore perdonaci per questo e facci comprendere sempre più e sempre meglio che è proprio per valorizzare la nostra dignità di uomini e donne che sei venuto tra noi in quel lontano primo Natale della storia, vero uomo tra gli uomini, “non considerando un tesoro geloso la tua uguaglianza con Dio”. Gesù, aiutaci dunque a ritrovarla questa umanità! Aiutaci a rivederla nel volto e nel cuore di chi vive accanto a noi, nelle nostre famiglie; nel volto e nel cuore di chi condivide con noi ogni nostra attività; nel volto e nel cuore di chi si sente sconfitto da una crisi economica che sembra non aver fine; nel volto e nel cuore di chi si trova in qualsiasi tipo di sofferenza, soprattutto i più piccoli e indifesi; nel volto e nel cuore degli immigrati che, spinti dalla disperazione affrontano i pericoli del mare con la speranza di un’esistenza migliore… viaggio che per molti diventa l’ultimo mentre c’è chi continua ad arricchire sulla loro pelle; nel volto e nel cuore di tutti coloro se sono vittime di violenze e soprusi.

Signore aiutaci a riscoprire la bellezza dell’umanità nel volto e nel cuore di tutti, e dico proprio tutti, coloro che incontriamo quotidianamente sul nostro cammino, amici e non.

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Gesù, un saluto e una preghiera da tutti noi qui presenti e da quelli che, per tanti motivi, sono lontani.

Insieme a Maria, donna della gioia e della speranza, madre tua e nostra, a Giuseppe, tuo tenero padre terreno e modello di ogni paternità, a Francesco di Sales, nostro amico e patrono, ai nostri cari che contemplano già il volto di Dio, volgi il tuo sguardo pieno d’amore su questa piccola porzione della tua Chiesa e benedici tutti, dai più piccoli ai più anziani.

Buon compleanno Gesù.

Tuo PG

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Paradiso, Natale 2013

Ciao, caro PG.

Certo che quando attacchi a scrivere…! Mi ricordo quando eri studente, durante i compiti in classe di italiano… Dopo aver scritto il titolo del tema la tua penna rimaneva immobile per la metà del tempo che avevi a disposizione. Poi, improvvisamente, la facevi impazzire senza concederle un attimo di riposo! Eh, Sì! Dici bene! Il tempo passa ma le abitudine restano, tanto quelle buone, quanto quelle che sarebbe meglio perdere. E voi, uomini e donne del terzo millennio, in questo siete specialisti. Il problema è che, spesso, lo siete al contrario: tendete ad accantonare o dare per scontate le cose buone per portarvi dietro un fardello ben nutrito di comportamenti che, a lungo andare, provocano o concorrono a sconvolgimenti a tutti i livelli; da quelli di tipo naturale, perché l’ecosistema è stato compromesso, a quelli di tipo economico perché c’è sempre chi sfrutta situazioni e persone per il proprio tornaconto, a quelli di tipo sociale, politico, culturale e anche religioso.

I fatti a cui fai riferimento nella tua lettera, ne sono la dimostrazione e interpellano ogni essere umano sulle proprie responsabilità, grandi o piccole che siano. Nessun uomo può sentirsi autorizzato, di fronte a tanti mali, a tante sofferenze, a tanti soprusi e violenze, e dire: ma io che c’entro? Ricordo che, durante il periodo vissuto come uomo tra gli uomini, citando la repressione violenta e sanguinosa delle truppe romane verso un gruppo di Galilei e il crollo improvviso della Torre di Siloe che aveva fatto diverse vittime, chiesi con tono molto severo: “Pensate che quelle persone fossero più colpevoli di tante altre?”

Ogni azione, anche la più apparentemente insignificante, se compiuta in modo sconsiderato e non dettata dalla ricerca del bene comune, può contribuire ad arrecare un danno, a volte irreversibile. Quello che vorrei capiste è che, quando il mondo sul quale vivete è stato creato, io e il Padre mio ne abbiamo affidata a voi uomini la custodia. Ma avere la custodia di qualcuno o qualcosa non significa diventarne il padrone assoluto e sentirsi autorizzato a ogni sorta di avventato

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comportamento. Agendo in questo modo, non ci si deve poi meravigliare della ribellione, purtroppo a volte violenta, di chi si sente oppresso o della stessa natura. Ricordatevi che voi uomini, tutti, dal più piccolo al più grande, siete corresponsabili del mondo che Dio ha messo nelle vostre mani. E di ogni responsabilità personale ciascuno, un giorno, dovrà renderne conto.

Anche il mio nuovo Vicario, il vostro Papa Francesco, come giustamente dici tu, ha fatto dei richiami in questo senso. Il suo fare poco incline ai protocolli per essere più vicino alla gente, i suoi gesti cordiali che destano tanta meraviglia e ammirazione, il suo modo semplice di esprimersi, non devono distrarre dal senso profondo di quanto egli dice. Avete bisogno di far entrare le sue parole nel vostro cuore, nel vissuto di ogni giorno; farle calare nella vita familiare, nelle scuole, nelle fabbriche, nei palazzi della politica, in ogni rapporto interpersonale. In fondo egli non fa altro che ridire, col suo stile, quello che i suoi predecessori hanno detto, quello che io stesso ho detto.

Mi è piaciuta molto quell’affermazione sulla pazienza di Dio che non si stanca mai dell’uomo. In effetti, se così non fosse, il vostro mondo non esisterebbe più da un pezzo. No, Dio non si stanca di nessuno di voi, ha sempre una porta aperta, ha sempre un sorriso, ha sempre voglia di rivestire i panni del Padre misericordioso della parabola di Luca. Purtroppo è l’uomo che, troppo spesso, si stanca di Dio. Il relativismo dilagante porta l’uomo verso una visione del mondo sempre più distorta, sempre più lontana dalla realtà. La teoria del “secondo me” non è più la semplice espressione di una opinione personale, ma un imperativo nel quale “l’io” diventa il supremo giudice di ogni persona e situazione dando origine a tanto odio, tante tirannie, tante guerre, tanti orrori. Queste cose Francesco e prima di lui Benedetto, i due Giovanni Paolo e tanti altri prima di loro le hanno condannate con fermezza. E’ proprio vero quello che in questi nove mesi ha ripetuto più volte: riportiamo nel nostro modo di pensare e di parlare termini e espressioni che, nel vocabolario quotidiano odierno, sembrano essere cadute nell’oblio: per piacere, grazie, scusa… Parole semplici che esprimono sentimenti alti quali la tenerezza, la gratitudine, la misericordia. Ricordatevi che è per queste cose semplici e grandi al tempo stesso, umili e meravigliose, che io sono venuto tra voi nascendo in quella povera stalla fuori Betlemme, vivendo in un paesino sperduto e malfamato come Nazaret, percorrendo poi tutta la Palestina di quel tempo annunciando la buona notizia del Vangelo; è per queste stesse cose che ho accettato la croce morendo tra due malfattori, sono risorto e vi ho donato il mio Spirito. Quel qualcuno, che tu citi a proposito della poca umanità dell’essere umano, ha proprio ragione. La tecnologia e ogni tipo di scienza umana non servono a nulla, anzi possono essere pericolosamente deleterie, se fanno dimenticare all’uomo che, prima di tutto, deve crescere in umanità cioè re-imparare ad essere umano nella pienezza del termine per poter finalmente diventare uomini e donne di buona volontà. In fondo, e dovreste ormai averlo imparato, il messaggio del Natale è tutto qui.

Scusami, Gianni, se quest’anno ti ho risposto in questo modo apparentemente severo. Tu e voi tutti che ascolterete o leggerete queste mie parole sapete bene quanto vi ho amato quando ero sulla terra e quanto continuo ad amarvi. Sapete perfettamente che vorrei vedere il mondo e le persone che lo abitano, ardere… ardere d’amore per Dio e per il prossimo… Un incendio…Sì un grande, immenso falò alimentato dal vento dello Spirito.

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A voi bambini dico: crescete in sapienza e grazia, io sono con voi!

A voi giovani dico: non scoraggiatevi e non abbiate paura, io sono con voi!

A voi adulti dico: perseverate nella speranza, io sono con voi!

A voi anziani, ammalati, sofferenti, a voi che siete soli dico: la pazienza sia la vostra forza, io sono con voi!

A te, ai tuoi confratelli e a tutti coloro che si impegnano in vari modi nell’opera di evangelizzazione dico semplicemente: imparate da me che sono mite ed umile di cuore, io sono con voi!

Buon Natale.

Gesù


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