Natale 2020: Lettera del nostro Parroco

Di seguito pubblichiamo la lettera di Natale 20130 che il nostro Parroco Padre Gianni scrive a Gesù e la risposta del Figlio di Dio, lettere che ogni anno Padre Gianni legge a tutta la comunità riunita durante la notte di Natale. Una scambio epistolare tra il Parroco e Gesù che ormai è diventato un appuntamento fisso della nostra comunità parrocchiale.

Roma, Natale 2020

Caro Gesù,

rileggendo le lettere degli ultimi anni, mi sono reso conto, e Tu non hai mancato di farmelo notare, che spesso, troppo spesso, mi sono lamentato di come andavano le cose quaggiù da noi. Tante volte ti ho chiesto il perché e, altrettante volte, mi hai risposto invitandomi a riflettere sulla mia poca fede…E mi sono vergognato di questo. Anche quest’anno ero tentato, forse con un po’ di sfrontatezza, di chiederti il perché di questa pandemia che sta mietendo un numero sempre crescente di vittime, ma ci ho ripensato forse per timore della tua risposta. D’altronde, che diritto avrei di interrogarti su questo? Che diritto abbiamo noi uomini di “chiamarti in giudizio” quando la vita diventa complicata, quando la paura, il dubbio e l’incertezza del domani occupano le nostre menti e affievoliscono la nostra fede. Non parliamo poi della negligenza, dell’indifferenza, dell’insensibilità di taluni che, negando l’evidenza, offendono in maniera vergognosa la sofferenza di tanti fratelli e sorelle, No, Gesù, non sei tu che devi dare delle risposte! Siamo noi stessi a dovercele dare, ricercando in noi l’origine dei tanti mali che affliggono l’uomo. Ci spaventiamo, giustificatamente, di fronte alle cifre relative al contagio, ma restiamo indifferenti davanti ai circa settemila bambini che ogni giorno muoiono per malnutrizione. E che dire delle tante vittime di ogni tipo di violenza! Noi, che ci credevamo onnipotenti, capaci di mettere da parte Dio, convinti di essere forti, imperturbabili, autosufficienti su tanti fronti, ora tremiamo di fronte ad un male subdolo che ha messo in crisi il mondo intero, che ci fa temere per la nostra vita, per quella dei nostri cari e dei nostri amici; viviamo nell’ansia per una situazione economica sempre più preoccupante, del nostro e di tanti altri paesi; per l’avvenire delle nostre famiglie, dei bambini, dei giovani, dei nostri anziani. Il mondo da sempre soffre per le tante malattie che ci rendono ciechi, sordi, incapaci di amare come vuoi Tu: tanti “virus” nascosti che mietono vittime nell’incuranza di molti e che hanno trovato nel Covid un malvagio alleato.  Ha detto bene Papa Francesco: “non possiamo illuderci di rimanere sani in un mondo malato”.  Gesù, mai, come in questo momento storico, abbiamo sentito parlare, e sparlare, della Tua festa; ma quali sono state le maggiori preoccupazioni? Un Natale senza regali, senza cenoni, senza viaggi, senza vacanze e per questo un Natale vuoto! Non ci rendevamo conto che, a renderlo tale, erano proprio queste cose a cui ora siamo costretti a rinunciare. Allora, Signore, aiutaci a riempirlo questo Natale; riempirlo di buona volontà, di responsabilità, di attenzione verso l’altro, per riscoprire quel Bambino posto in una mangiatoia, adorato da poveri pastori e che, ancora in fasce, dovrà fuggire e soffrire a causa del virus del potere di nome Erode. No, non possiamo illuderci, ma questo mondo malato, col Tuo aiuto, noi vogliamo impegnarci a risanarlo, nella ricerca del dialogo e della pace; vogliamo muovere guerra alla fame e alla sete, al razzismo, allo sfruttamento, alle malattie e a tutto ciò che limita una giusta libertà. Vogliamo ricominciare da noi stessi proprio in questo Natale che nessuno ci ruberà se sapremo riscoprirne il vero significato ed accettarti come Dio che viene ancora, nonostante tutto, a stare con noi.  Avrei ancora tante cose da dire, ma i tempi stretti a causa del coprifuoco, mi impediscono di esternarle; leggile tu nel mio cuore. Se permetti, però, vorrei farti, a nome di tutti, due richieste… la prima, senz’altro tu già la conosci; la seconda fa eco a quella dei tuoi Apostoli: Signore aumenta la nostra fede, soprattutto in questo momento difficile per tutto il genere umano.

Benedici e proteggi, tutti noi, tutte le famiglie, tutti i bambini, tutti i giovani, tutti gli anziani, tutti gli ammalati e coloro che operano, con amore, accanto a loro e accogli nel Tuo regno i nostri cari defunti.

Anche se con qualche ora di anticipo, Buon compleanno Gesù.

tuo Gianni.
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Paradiso, Natale 2020

Caro Gianni,

ti rispondo subito con una lode e un rimprovero. La lode, perché hai resistito alla tentazione dei tanti soliti perché e soprattutto a quello che poteva riguardare la pandemia; il rimprovero perché l’hai fatto per timore della mia risposta. Cosa credevi che avrei detto, come scioccamente vanno dicendo alcuni “profeti di sventura”, che questa è una punizione divina per tutto il male che viene fatto nel mondo? Hai forse dimenticato l’amore che io e mio Padre abbiamo per la vostra umanità? Hai forse dimenticato le mie sofferenze per andare a “prepararvi un posto” nel mio Regno? Certo, voi uomini, in questi duemila anni, non vi siete davvero “spremuti” per mettere in pratica le mie parole e i miei insegnamenti, per vivere in pace nella ricerca di un Bene superiore che si realizza attraverso l’amore di Dio e del prossimo. Hai forse dimenticato il mio pianto e la mia compassione anche nei confronti di chi mi aveva rifiutato, tradito, rinnegato? No, no, caro mio, quelli che parlano di punizioni divine non hanno capito che l’Amore di Dio è capace di sconfiggere ogni male e soprattutto quello che alberga nel cuore degli uomini in quanto “è più grande del vostro cuore”. E’ vero, state vivendo tempi difficili, duri, che fanno paura, che nessuno di voi avrebbe mai immaginato, ma che non devono far venir meno la speranza e la fiducia dando più spazio alla solidarietà e all’attenzione per gli altri.

In questi ultimi giorni state parlando molto del Natale rammaricandovi per le restrizioni dovute alla pandemia e preoccupandovi di come vivere questa festa. Ma di quale festa stiamo parlando? Di quella che celebra la mia nascita in quel paesino del grande impero romano, Betlemme, avvenuta più di venti secoli fa? Di quella che vede un bambino nato da due poveri sventurati che non hanno trovato alloggio se non in un ricovero per animali deponendolo in una mangiatoia? Di quella che, in prima battuta, viene annunciata non ai potenti, ma a dei poveri pastori emarginati dalla gente “perbene”? Sinceramente non mi sembra che, da parte dei più, sia questa la preoccupazione principale, ma il come trascorrere le feste natalizie senza quelle cose, per lo più frivole, alle quali eravate abituati. Provate a pensare ai racconti dei Natali al tempo delle due guerre mondiali; provate a pensare ai Natali vissuti da anni in questa “terza guerra mondiale” combattuta “a pezzi” come continua a ripetere, inascoltato, il mio Vicario in terra. Provate a pensare per quante persone, anche nel vostro ricco mondo occidentale, il giorno della mia nascita è solo uno dei tanti vissuti alla ricerca di un modo per sopravvivere, con un pericolo in più dal quale non riescono a difendersi. E potrei continuare ancora a lungo. Se vi mettete dalla parte di chi ha sempre vissuto questa ricorrenza in un modo soltanto mondano, senz’altro lo troverete un Natale vuoto. Ma se vi ponete dalla parte di chi desidera riappropriarsi del vero senso non solo del ricordo, ma dell’attualità della mia nascita, scrollandosi di dosso tutto ciò che lo ha fatto diventare una festa pagana, allora questo Natale non potrà essere vuoto perché ritroverà la sua originale freschezza di festa della salvezza, riempiendosi non di luci colorate intermittenti, ma della luce dello Spirito; non fatta di mega pranzi e mega cene col conseguente solito spreco, ma di condivisione con chi non ha neanche il necessario per sfamarsi; non fatta di inutili fuochi e botti di fine anno, ma dall’esplosione di un vero impegno di conversione. Solo in questo modo, anche quando sarà terminata l’emergenza, il mio Natale tornerà ad essere una vera festa, non camuffata di buonismo, ma autenticamente cristiana perché sarà la festa dell’Amore di Dio che viene a stare col suo popolo. E siatene certi: io sarò sempre con voi, anche nella pandemia. E questo, annunciatelo con la vostra vita.

A tutti la mia benedizione,

tuo Gesù

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