Carissimi,
era il 28 agosto 1621. si celebrava (e ;si celebra ancora) la memoria di sant’Agostino e Francesco di Sales inizia una nuova Esortazione parlando ancora di questo grande Padre della Chiesa…Sì, avete ragione, lo aveva già fatto l’anno precedente e ne avevamo parlato nella seconda metà del giugno scorso, ma di acqua ne è passata sotto i ponti e non ci farà male fare un piccolo “ripassino” magari aggiungendo qualche cosa. Cercheremo, per quanto è possibile, di andare un po’ veloci, anche se, essendo quella di questo insigne pastore, una figura fondamentale e i suoi scritti delle pietre miliari della letteratura cristiana dei primi secoli, non ci sentiamo di prometterlo. Ma ci proveremo. Il Salesio esordisce citando due versetti della lettera di san Paolo ai Romani (13,13-14): «Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri». Di queste parole la divina Provvidenza si è servita per convertire completamente Agostino. Dio gli aveva concesso grandi doni: una intelligenza fuori del comune, un buon giudizio e un’ottima memoria, ma egli se ne serviva per “chiudersi nei confronti di Dio”. Egli stesso conferma nelle “Confessioni”: «Mi servivo del mio spirito umano per resistere a quello divino». Nonostante i doni ricevuti da Dio “era totalmente corrotto dalle cattive abitudini, viveva prendendosi ogni tipo di libertà, lasciandosi andare ai piaceri lascivi, legato com’era alle sue abitudini viziose”. Dunque un uomo tanto intelligente quanto peccatore incallito che aveva messo i doni di Dio a servizio del proprio “io”. Un errore che ancora oggi tanti uomini di cultura continuano a fare! Ma ad un certo momento della sua misera esistenza, la forza dello Spirito comincia ad agire in lui. Ecco come lo racconta il de Sales servendosi delle stesse parole di quell’uomo che stava per diventare un “grande”: “Sentendosi schiacciare sotto il fardello dei suoi peccati, sentendosi stretto da vicino da una forte ispirazione divina, molto angosciato si ritirò sotto un fico, incalzato dal violento contrasto che si era scatenato tra il suo uomo interiore e quello esteriore…”. Come un novello san Paolo cominciò a chiedersi: chi mi libererà da questo corpo di morte? (Cfr. Rom 7,14). Signore, si chiedeva, «fino a quando sarai adirato con me? Fino a quando ti ricorderai dei miei peccati?…» Prosegue l’Oratore: “Al culmine dei suoi lamenti, oltre un muro, sentì cantare queste parole: Prendi e leggi”. Da dove veniva quel canto? Cosa doveva prendere e cosa doveva leggere quell’uomo? Era l’invito che Dio gli rivolgeva: Prendi e leggi la mia Parola.
Preghiamo
Padre santo e misericordioso, infondi la tua grazia nei nostri cuori perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani e restare fedeli alla tua parola di vita eterna. Amen
Oggi, quel “Prendi e leggi” il Signore lo dice a ciascuno di noi…
Buona giornata,
PG&PGR