26 marzo 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Buongiorno a tutti carissimi.

“Oh la casta Susanna” canta il geloso Marcello nel terzo atto della Bohème, riferendosi ironicamente a Musetta, la sua “morosa” che sembra fare un po’ troppo la “civetta” con altri uomini. Scusatemi per questa “frivolezza musicale”. Ma credo che Illica e Giacosa, i librettisti dell’opera, e forse lo stesso autore, Giacomo Puccini, abbiano letto questo episodio dell’Antico Testamento narrato nel libro del profeta Daniele (in ebraico significa Dio giudica) al capitolo 13 che, se ne avete il tempo e la voglia vi invito a leggere per intero (er tempo nun ve dovrebbe mancà; in quanto alla voja,… bhe, fatevela venì).

Non è un brano della liturgia di oggi, ma mi è capitato sotto gli occhi, direi per errore, un piccolo momento di confusione…liturgica. Però è un bellissimo testo, purtroppo tristemente valido anche ai nostri giorni e deve egualmente farci riflettere. Quindi, ve lo propongo.

Al di là di tutte le considerazioni storiche, letterarie ed esegetiche, il profeta racconta un episodio personale della sua giovinezza (v.45).

In sintesi, per i “pigroni”, la storia: una giovane molto bella, sposa di un uomo ricco ed importante, è insidiata sessualmente da due anziani, giudici del popolo ma indegni di questo titolo. Vedendosi rifiutati dalla casta e pia giovane sposa, si vendicano accusandola, davanti a tutto il popolo, di aver commesso adulterio con un, non meglio identificato, giovane. La legge di Mosè, per questo reato, prevedeva la morte per lapidazione. La poveretta, assolutamente innocente, senza alcuna prova, viene dunque condannata a subire questo supplizio. Ma, mentre viene condotta al luogo deputato a tale scopo, un giovane di nome Daniele, riempito dello Spirito di Dio, si ribella al giudizio. Il popolo, ascoltando le sue parole e riconoscendo che il giovane parla per ispirazione Divina, si rende conto di aver giudicato troppo in fretta e torna in tribunale invitandolo a “far loro da maestro”(v.50).

Daniele, pur essendo inesperto in questo cose, sa di avere Dio dalla sua parte e con alcune domande “trabocchetto”, come fosse un navigato avvocato difensore, fa cadere in contraddizione i due anziani “sporcaccioni” che vengono poi condannati a seguire la sorte che avevano previsto per Susanna.

Una storia di 26 secoli fa con un bel finale. Ma quante storie, simili per certi aspetti, hanno oggi un epilogo drammatico? I fatti di cronaca ce lo dimostrano ogni giorno, anche se le notizie dolorose relative alla pandemia del coronavirus, fanno passare in secondo piano questi delitti ripugnanti che stravolgono o stroncano la vita di tante persone.

Signore, libera l’uomo anche da questo “virus” dell’egoismo e della lussuria.

A tutti voi, vicini e lontani, un forte abbraccio,

PG&PGR

IMPORTANTE

Per sentirci più vicini vi invitiamo a recitare tutti i giorni, almeno quelli che non lavorano e sono in casa, la preghiera dell’Angelus che alle 11,55 è trasmessa su TV2000. Sarà bello pensare che in quel momento tutta la comunità parrocchiale è unita nella preghiera. Potete scaricare la preghiera cliccando qui.

Chi è al lavoro potrà unirsi, a quell’ora, recitando anche mentalmente, un’ Ave Maria.

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