27 marzo 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Cari amici, vicini e lontani (come diceva Nunzio Filogamo e come piace dire anche a me), buongiorno.

Il brano sul quale oggi vorrei brevemente riflettere con voi, e che ho cercato di sintetizzare e “tradurre” dal linguaggio teologico (forse per alcuni un po’ difficile), mettendola al plurale, è tratto da un testo che Joseph Ratzinger ha scritto nel 1968. Era ancora solo sacerdote, anche se già affermato docente di Teologia nelle più prestigiose facoltà tedesche, tanto da partecipare, come consulente, al Concilio Vaticano II. In questo libro, oltre al brano in questione, scrisse che il Papa ha il dovere di ascoltare le differenti voci della Chiesa prima di prendere delle decisioni.
Affermazione coraggiosa e profetica! Quando poi, il 19 aprile 2005 fu eletto Papa scegliendo il nome di Benedetto XVI, sulla scia dei suoi predecessori, agì proprio secondo quanto, tanti anni prima, aveva scritto. Il suo successore, Papa Francesco, anche se con una personalità completamente diversa (uno con l’austerità del tedesco, l’altro sudamericano, ma con la giovialità che gli viene dalle origini italiane), continua su questa linea profetica. I vari Sinodi da lui indetti ne sono la testimonianza.

Ecco dunque ciò che J. Ratzinger scriveva nel 1968:

«La Fede è una riscoperta del “TU” ( come espressione confidenziale – ndr) che ci sostiene e ci accorda la promessa di un indistruttibile amore, che non solo aspira all’eternità, ma ce la concede. La Fede Cristiana attinge la sua linfa vitale da Dio stesso. Dio ci conosce e ci ama e quindi possiamo affidarci a Lui con la stessa fiducia del bambino che si affida alla cura amorevole della sua mamma». (cfr J. Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Brescia 1969).

E allora, carissimi, come fece San Giovanni durante l’ultima cena, in quel lontano primo Giovedì Santo, appoggiamo con fiducia il nostro capo sul petto del Signore, affidiamoci a Lui con la confidenza del bambino verso la mamma (Dio è Padre, ma anche Madre!). Il bimbo non sa perché (soprattutto se molto piccolo), ma in qualche modo capisce che di quella persona, che poi imparerà a chiamare mamma, si può fidare. Beninteso, questo vale anche per i papà. Dunque riversiamo in Dio tutti i nostri timori, ma soprattutto le nostre speranze con la certezza che non andranno deluse, mai!

A tutti un abbraccio.

PG&PGR

P.S. Riccardo, formidabile e instancabile gestore del nostro sito, ci ha trasmesso alcuni vostri messaggi di ringraziamento ed incoraggiamento. Grazie. E’ una cosa che facciamo con molto piacere e, se il Signore vorrà, continueremo a fare.

I commenti sono chiusi.