30 marzo 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, vicini e lontani,

oggi vorrei offrirvi una doppia riflessione sul testo evangelico di Giovanni (8, 1-21)

La prima  è sul brano, molto conosciuto, della donna che viene colta in flagrante adulterio, delitto per il quale la legge di Mosè prevedeva la lapidazione (solo nei confronti della donna, mah! Vai a capire il perché!). Ve lo ricordate? No? Leggetelo (vv. 1-11) I “capi”, sempre loro st’impuniti, trascinano la donna davanti a Gesù chiedendo, ipocritamente, il suo parere. Vogliono trovare, a tutti i costi, qualche motivo per accusarlo o screditarlo davanti ai suoi discepoli.
La reazione di Gesù la conosciamo: si china e comincia a scrivere per terra con il dito (cosa non lo sappiamo con certezza). Incalzato dai suoi avversari, scribi e farisei (sempre loro!), pronuncia la famosa frase: «Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»…e tutti dai più vecchi ai più giovani se danno(se ne vanno) e puro de prescia (in fretta). Un  brano, che dovrebbe farci riflettere su tanti nostri comportamenti, tanti giudizi dati sugli altri; chi siamo noi per poter giudicare? Gesù stesso si astiene dal farlo. E quale reazione avremmo nel sentirci giudicati? Signore, liberaci dalla tentazione del giudizio, dal sentirci accusatori e giudici, perché Tu solo puoi leggere ciò che c’è nel cuore di ogni uomo.

La seconda riflessione è sul brano che segue immediatamente dopo (vv.12-20).

E’ la Festa delle Capanne (Sukkot) che si celebrava ogni anno per ricordare la peregrinazione del popolo nel deserto dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana; praticamente nomadi, anche se solo in quel periodo, abitavano, per ovvi motivi, sotto le tende (capanne). Gli storici (beati loro che cianno er tempo de perdese appresso a sti particolari) ci dicono che a Gerusalemme, in questa occasione, per le strade venivano accese delle grandi lanterne che, praticamente, illuminavano tutta la città. Gesù in un cortile del tempio, sta istruendo i suoi discepoli (apostoli e altri) e, prendendo spunto dalla luce di quelle lanterne (me mozzico la lingua perché forze sti storici nun fanno un lavoro proprio inutile!) afferma: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Probabilmente gli stessi farisei che dopo il fatto citato prima si erano allontanati, con la coda fra le gambe, o forse altri chiamati in “rinforzo”, tornano a discutere con Gesù: andato a monte il primo tentativo, vogliono trovare qualche altro motivo per accusarlo. Dopo un acceso dibattito sul giudizio e sulla Legge, il Signore chiama a testimone delle sue parole e della sua missione Dio Padre stesso. Il brano termina con una asserzione che sarà poi uno dei maggiori “capi d’accusa” nei suoi confronti:  “osa” chiamare Dio suo Padre (vv.15-19). E questo, Gesù, lo sapeva bene, ma non ha timore di asserire questa Verità che all’orecchio dei Farisei suona come una “scandalosa bestemmia” perché è venuto per rendere testimonianza alla Verità.

Carissimi, non temiamo di chiamare Dio, nostro Padre, non temiamo, soprattutto in questo momento, di avere confidenza con Lui, di aprirgli tutto il nostro cuore, affidargli tutti i nostri buoni desideri, confessando le nostre incertezze e le nostre paure, mettendo con fiducia le nostre mani nelle Sue; non temiamo di “importunarlo” troppo. Anche se Lui già sa di che cosa abbiamo bisogno, è Gesù stesso che ci chiede di farlo (Mt 5,8). Perciò arriviamo alla “sfrontatezza” di invocarlo chiamandolo, come Gesù, anche noi, “Abbà” cioè papà.

Il Signore ci benedica tutti e ci conservi nel Suo Amore di…papà.

PG&PGR

P.S. Non dimentichiamo di unirci spiritualmente  alla preghiera dell’Angelus trasmessa da TV2000 (canale 28), in collegamento diretto con la Santa Casa di Loreto, tutti i giorni alle 11,55.

Il sonoro della messa di ieri non era il massimo, ce ne siamo accorti… L’intenzione era quella di migliorarlo ma… (scusate amici del me’ Piemont, – sì lo so che si scrive con la “dieresi” – credo comunque che siate in grado di comprendere) se semo fatti er segno de la croce co’ la mano manca (sinistra)e se semo cacciati l’occhi!) Torneremo al “vecchio” sistema di trasmettere dalla cappellina o altro luogo cercando di migliorare l’audio. Speriamo e preghiamo comunque che presto non ce ne sia più bisogno. Il Signore Dio, “papà”, ascolti le nostre invocazioni. Ciao

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