15 aprile 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, vicini e lontani,

in questo periodo la prima lettura è sempre tratta dal libro degli Atti degli Apostoli che, come certamente sapete, ci “racconta” ciò che è avvenuto dopo l’Ascensione di Gesù al cielo. Il brano odierno (2,36-41) presenta il “primo atto” della predicazione apostolica il giorno di Pentecoste. Lo Spirito Santo, disceso sui Dodici (il posto di Giuda è stato preso da Mattia), li ha riempiti della Sua forza e della Sua sapienza. E’ Pietro (e che te lo dico a fa?) che per primo prende la parola rivolgendosi alla folla e lascia che lo Spirito parli attraverso di lui.

Lo Spirito Santo: questo Illustre sconosciuto! Quante volte ci avrete sentito usare questa espressione! In effetti, di questa “terza persona” della SS. Trinità, soprattutto prima del Concilio, si parlava molto poco. Era quasi un “argomento” riservato “agli addetti ai lavori”. Eppure è Lui che, a partire dalla’ascesa di Gesù al cielo e da quella prima Pentecoste cristiana, guida la Chiesa, anche se questa in qualche periodo della storia, ha preferito altre strade. Lo Spirito, nell’Antica Alleanza, aveva parlato per mezzo dei profeti, come professiamo nel Credo; da quel momento parla attraverso questi uomini prescelti (e i loro successori) per portare all’umanità intera l’annuncio della salvezza.

Le parole di Pietro sono forti e suonano come un’accusa precisa: «…Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso»(v.37). Il testo sottolinea che all’udire queste parole “si sentirono trafiggere il cuore”. E pensare che alcuni di loro, cinquantatre giorni prima, davanti alla domanda di Pilato “chi volete che vi liberi”, istigati dai farisei, avevano gridato “crocifiggilo”, chiedendo di rilasciare libero Barabba. Chiedono a Pietro e agli altri: «Che cosa dobbiamo fare?» La risposta dei discepoli è nell’invito alla conversione e a ricevere il Battesimo (cfr vv.38-40). Il brano si conclude con la conversione di tremila persone, coloro che accolsero le loro parole.

Ora chiediamoci se anche noi, quando confrontiamo il nostro comportamento con la Parola di Dio, ci sentiamo “trafiggere il cuore”. E quando ci allontaniamo da Lui seguendo le nostre vie che si discostano dalle Sue? Certo, siamo battezzati, cresimati, abbiamo ricevuto gli altri sacramenti, preghiamo (almeno un po’), andiamo a messa (quando è possibile) o in questi tempi la seguiamo in altri modi, ecc., per farla breve siamo dei buoni cristiani. Ma quanto sforzo mettiamo nel nostro cammino di conversione vera, profonda, verso la santità alla quale siamo invitati? Lasciamo veramente che lo Spirito Santo operi in noi quei prodigi che solo Lui sa fare? Parlo della santità quotidiana, quella che è alla portata di tutti. S. Francesco di Sales, San Giovanni Paolo II, Papa Francesco, e tanti altri, ne hanno parlato a lungo!

Lo sappiamo bene: il cammino di conversione è lungo, impegnativo, sempre bisognoso di perfezionamento e non lascia spazio all’accontentarsi, all’autocompiacimento, alla tentazione di dirsi “ma, in fondo sono un buon cristiano”. I Santi, quelli con l’aureola e quelli senza, sono diventati tali perché non si sono accontentati. E allora lasciamo che questo Spirito soffi forte su di noi.

Preghiamo:

Signore, tu leggi nel nostro cuore, ci conosci molto meglio di ogni altro, anche di noi stessi. Tu vedi il nostro desiderio di ascoltare e vivere secondo i tuoi insegnamenti, ma conosci anche le nostre resistenze, la nostra debolezza, i nostri fallimenti. Signore, trafiggi i nostri cuori con la spada del Tuo Amore affinché in noi possa morire l’uomo vecchio e nascere l’uomo nuovo capace di aprirsi completamente all’azione del Tuo Santo Spirito. Tu che, risorto, vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

A tutti buona giornata e un abbraccio fraterno, PG&PGR