23 aprile 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, vicini e lontani,

oggi abbiamo invertito l’ordine, ma nel nostro cuore siete tutti vicini anzi, vicinissimi. Il cervello e gli occhi avevano proprio bisogno di un po’ di riposo, che poi, a conti fatti, c’è stato per modo di dire… Speriamo che i commenti dei giovani degli ultimi due giorni siano stati apprezzati, ma siamo sicuri di sì. Ce ne saranno altri “spalmati” nel tempo.

Torniamo dunque agli Atti degli Apostoli: cosa è successo mentre avevamo ceduto la parola ai giovani? Per comprendere meglio dobbiamo riprendere il testo di ieri (5,17-26). Certo che gli Apostoli hanno proprio la “testa dura” (resa tale dallo Spirito) e non ci stanno proprio ad accettare ciò che viene loro imposto. No, non possono tacere la Verità. Per quattro volte compaiono davanti al Sinedrio e finiscono “ar gabbio” per ordine del sommo sacerdote appartenente alla setta dei sadducei. Spendiamo solo qualche parola per spiegare chi erano costoro: colti, ricchi, aristocratici, classe sacerdotale e tra loro veniva scelto, appunto, il sommo sacerdote rappresentante dei Giudei davanti all’imperatore di Roma. A differenza dai farisei osservavano la Legge (Torah) in modo molto più “soft”, accomodante (un po’ come fanno tanti cristianuzzi del nostro tempo); non credevano alla risurrezione dei morti e all’esistenza degli spiriti celesti (angeli). Detentori, oltre che del potere religioso anche di quello politico, non erano troppo amati dal popolo, ma comunque molto influenti. Ed è proprio su ordine del sommo sacerdote che gli Apostoli vengono rinchiusi nella pubblica prigione. Ma, come abbiamo letto (speriamo), durante la notte un angelo del Signore (proprio una di quelle figure negate dai sadducei) li libera esortandoli a continuare ad annunciare “le parole di vita”. La loro misteriosa liberazione lascia stupiti tutti, sommo sacerdote, sinedrio, anziani e le stesse guardie che trovano il carcere ben chiuso, ma vuoto. Nella mente e nel cuore dei Dodici c’è un solo desiderio: continuare la missione di Gesù così come Egli stesso aveva loro comandato nella sua prima apparizione la sera di Pasqua (Gv 20,21). Ed è quello che abbiamo letto nel brano odierno (5,27-33). Condotti nuovamente dinanzi al sinedrio, ribadiscono, senza farsi intimorire dalle minacce, la loro ferma intenzione di continuare ad annunciare ciò di cui sono stati testimoni. E tale messaggio deve raggiungere ogni uomo perché a tutti (non solo ai Giudei) deve essere portata la buona novella e offerta la grazia della conversione e il perdono dei peccati. (vv.30-32).

Questo mandato del Signore è oggi dato alla Chiesa tutta, ognuno col suo servizio (vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose), ma anche ad ogni credente chiamato, in forza dello Spirito, ad esercitare il sacerdozio “comune” ricevuto col Battesimo. Nessuno si senta esentato da questo modo di servire Dio.

Preghiamo:

Signore aiutaci a non delegare sempre gli altri la missione di evangelizzazione che, attraverso il Battesimo, ci hai affidato e continui ad affidarci. Sappiamo bene che è un compito arduo e deve fare i conti con le nostre povertà, le nostre paure, le resistenze della società nella quale viviamo e la nostra presunta inadeguatezza. Continua a “soffiare” il tuo Spirito su ognuno di noi, sulle nostre famiglie, sulle nostre comunità e, soprattutto in questo difficile momento, apri il nostro cuore a quella stessa speranza che ha animato i tuoi Apostoli. Signore, a te che sei infinita misericordia, vogliamo affidare, attraverso la preghiera fiduciosa, una famiglia della nostra comunità colpita da un tragico e improvviso lutto. Sostienila con la consolazione che solo tu sai dare. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen

A tutti voi, “cari compagni di prigionia”, buona giornata,

PG&PGR

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