30 maggio 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti, (da oggi ometteremo il resto…tanto ormai lo sapete…!)

“Costui poteva essere rimesso in libertà, se non si fosse appellato a Cesare”(Atti 26,32). Con queste parole del re Agrippa, dopo l’interrogatorio di Paolo, si conclude il cap. 26 degli Atti. E’ vero, Paolo avrebbe potuto riacquistare la libertà, ma il Signore lo aveva chiamato a dare testimonianza a Roma (Atti 23,11) e lui non vuole sottrarsi alla Sua volontà. Passiamo al capitolo 27 in cui si narra della pericolosa e avventurosa navigazione di Paolo, sempre sotto scorta, verso l’Italia. In pieno Mediterraneo l’imbarcazione è sorpresa da un terribile fortunale che la fa naufragare. Ma i marinai sono esperti e riescono comunque a raggiungere l’isola di Malta. Siamo al capitolo 28, l’ultimo. Giunti a Malta, mentre sta raccogliendo della legna per accendere un fuoco, Paolo viene morso da una vipera ma, prodigiosamente il veleno del serpente non gli reca alcun danno. In attesa di poter riprendere il mare, egli, insieme ai suoi “accompagnatori”, viene ospitato dal “sindaco” di quel luogo al quale guarisce il padre. Scambiato per un “dio”, gli isolani gli portano anche altri malati che vengono miracolosamente sanati attraverso la sua preghiera. Questo viaggio sembra non avere mai fine, ma finalmente i viaggiatori riescono a riprendere il mare toccando Siracusa e Reggio per approdare, infine, a Pozzuoli. Il viaggio verso Roma proseguirà via terra percorrendo la Via Appia. Quanto detto finora è una breve sintesi del lungo ed ultimo viaggio paolino. Non perdete però l’occasione di leggere il testo per intero…è avvincente!

Col brano odierno (Atti 28,16-20.30-31) e con l’arrivo di Paolo nella “città eterna”, termina anche il libro egli Atti degli Apostoli. Ma non possiamo non dire qualcosa sul suo primo incontro con i Giudei “romani” ai quali egli spiega, senza alcuna acredine, il motivo dei suoi “arresti domiciliari”. Le sue parole, e che te lo dico a fa?, trovano un  uditorio diviso. Nonostante ciò, anche in questa situazione di limitata libertà, che si protrarrà per due anni, l’Apostolo delle Genti non rinuncerà alla sua missione di annunciatore del Vangelo.

San Luca conclude qui il suo “secondo libro” senza fare cenno alcuno alla sorte di Paolo. In questo ci viene in aiuto la tradizione: condannato a morte per decapitazione (pena “dignitosa” riservata ai soli cittadini romani), durante l’impero di Nerone, probabilmente nell’anno 67 d.C., la sentenza viene eseguita presso le Aquae Silvae, sulla Via Laurentina, a sud di Roma. Sempre secondo la tradizione la sua testa avrebbe fatto tre rimbalzi dando origine a tre fontane ancora esistenti e visibili nella chiesa edificata in quel luogo. Ed è ancora la tradizione a dirci che in quello stesso giorno (il 29 giugno?), sul colle Vaticano, anche Pietro, il principe degli Apostoli, entrò nel Regno dei Cieli dopo essere stato crocifisso (su sua stessa richiesta non ritenendosi degno di subire la stessa morte di Gesù), a testa in giù.

Attraverso la testimonianza e la predicazione di questi due Apostoli, e dei loro successori, la fede nel Cristo Risorto ha oltrepassato i secoli  ed è fonte di salvezza per tutto il popolo cristiano e per ogni uomo e donna di buona volontà. A Pietro, il pescatore di Galilea, e a Paolo, il dottore della Legge, vada la nostra lode e il nostro grazie.

Concludendo:

questi messaggi quotidiani rivolti ai vicini e ai lontani, sono nati in piena “Emergenza Covid-19 (era il 16 marzo) con l’intento di tenere vivo il rapporto con la camunità di San Francesco di Sales, con gli amici di “oltre Po”, e tanti altri sparsi un po’ qui e un po’ là. Era un “qualcosa” che noi, pastori di questa piccola porzione del Popolo di Dio, sentivamo di dover fare per infondere un po’ di speranza e per dire a tutti che, anche se “barricati” nelle nostre case, il legame non doveva e non poteva allentarsi. Il corona-virus, per quanto pericoloso e subdolo, non poteva averla vinta contro una comunità di Fede. Dal mercoledì dopo Pasqua (15 aprile), tranne qualche “intermezzo”, abbiamo cominciato a rileggere insieme il libro degli Atti degli Apostoli seguendo la prima lettura della liturgia della messa del giorno e, come detto, con quello odierno termina questo libro, ma non termineranno, almeno fino a quando il Signore ce lo permetterà, questi “incontri” giornalieri. Domani, Solennità di Pentecoste, terminerà anche il “Tempo Pasquale”e da lunedì, con la memoria di Maria Madre della Chiesa, riprenderà il Tempo Ordinario. Come, dunque, continuare? Vi proponiamo due opzioni: 1. Rileggere insieme l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo; 2. Riflettere insieme su alcuni pensieri di San Francesco di Sales. Nel modo che preferite, fatecelo sapere, per telefono, per posta elettronica (sanfrancescodisales@diocesidiroma.it), attraverso il sito,  face book, whatsapp, direttamente a voce,…col piccione viaggiatore, con i segnali di fumo, ecc. Andremo a maggioranza…Ma, fate presto. Sia che scegliate l’una o l’altra via, dobbiamo avere un po’ di tempo per organizzarci.

Vogliamo dire un grazie particolare a Riccardo e Giancarlo per la loro instancabile collaborazione in questa “impresa”; sappiamo che continueranno a darla anche in seguito. Un grazie a tutti voi per aver trascorso con noi questo “strano” tempo in compagnia della Parola di Dio riconoscenti verso di Lui per averci  ispirato e permesso di farlo.

Chiediamo allo Spirito Santo di infondere su tutti noi e sulle nostre comunità parrocchiali il fuoco del Suo Amore e renderci capaci di testimoniare la nostra Fede ovunque e in ogni occasione.

Con grande affetto,

PG&PGR

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