13 agosto 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi tutti,

SECONDA PARTE

Nel primo anno di vedovanza nel cuore della signora de Chantal va crescendo il desiderio di Dio e di appartenergli interamente. Per questo fa voto di castità e inizia a cercare una guida spirituale che le dia un po’ di luce. Andando un giorno nei campi, a cavallo, e pregando sempre Dio di farle trovare una guida spirituale, vede un uomo che aveva l’aspetto di Francesco di Sales e ode una voce che le dice “ecco l’uomo nelle cui mani devi riporre la tua coscienza”. Ma passeranno ancora due anni prima dell’incontro tra Giovanna e il de Sales. Sul finire del 1602 il Barone Guy de Chantal, suo suocero, la obbliga a trasferirsi presso di lui, nel castello di Monthelon, pena di diseredare i figli. Giovanna obbedisce e per sette anni e mezzo dovrà sopportare le angherie di una serva-padrona divenuta l’amante del Barone e dal quale aveva avuto cinque figli. Il Presidente Fremyot, venuto a conoscenza dello stato d’animo e di salute della figlia, la invita a trascorrere la Quaresima a Digione presso di lui, tanto più che la predicazione era stata affidata ad una persona d’eccezione: Francesco di Sales, da due anni Vescovo di Ginevra in esilio ad Annecy. Giovanna accetta l’invito del padre e il 5 marzo 1604, quando per la prima volta vede Francesco lo riconosce come l’uomo che Dio le aveva indicato come direttore. Nel frattempo il de Sales che stava pensando di dar vita ad una Congregazione di suore, ha una visione: intravvede le tre persone che saranno più tardi all’origine dell’Ordine della Visitazione. L’incontro tra Giovanna e Francesco avviene nella casa dell’anziano Fremyot ed è presente anche il fratello di Giovanna, Monsignor di Bourges, Andrea, che aveva invitato il Salesio a predicare la Quaresima. La donna gli apre il suo cuore comunicandogli il desiderio di donarsi completamente a Dio. Tra il 1604 e il 1610, i due santi si incontrano varie volte; Giovanna vorrebbe accelerare i tempi, ma Francesco procede con prudenza. Il problemi sul tappeto sono tanti: Francesco doveva verificare la vocazione di Giovanna e delle prime aspiranti suore; inoltre la Chantal doveva sistemare i figli, ancora molto piccoli, accudire il suocero, non sciupare il ricco patrimonio di famiglia. Poco alla volta i vari nodi si allentano, giungono consensi, la serenità, la pace e questo permette di risolvere meglio i problemi. Sistemati i figli (Carlotta muore improvvisamente a soli dieci anni), viene dato a Giovanna il permesso alla partenza da parte del padre e del suocero e davanti ad un notaio la Baronessa de Chantal firma un atto col quale si spoglia di tutti i suoi beni a favore dei figli.

6 giugno 1610: giornata storica! Giovanna e due sue compagne, Giacomina Favre e Carlotta de Bréchard, ricevono dalle mani del de Sales e scritte di suo pugno, le Costituzioni della nuova Congregazione: “Seguite questa strada, mia carissima figlia e fatela seguire a tutte quelle che il Cielo ha destinato a seguire le vostre orme”. La piccola comunità viene ospitata in alcune stanze di fortuna messe a disposizione da un amico del vescovo in una casa fuori delle mura cittadine chiamata “La Galerie” (la Galleria), proprio davanti al lago di Annecy. Dando vita a questa nuova famiglia religiosa Francesco di Sales aveva in mente qualcosa di molto semplice: pensava a persone legate a Dio e tra di loro da un grande amore, che è il vincolo della perfezione. In altre parole il santo Vescovo riteneva che questo fosse sufficiente per garantire un’autentica vita religiosa per cui i voti di povertà, castità e obbedienza erano in un certo senso “secondari”. Alla base ci doveva essere la carità e la scelta di Dio: “Fare tutto per amore e nulla per forza”.

Le Visitandine (così si sarebbero chiamate), ispirandosi al mistero della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, sarebbero state “donne di preghiera”, ma di una preghiera semplice, facile, accessibile a tutte quelle che chiedevano di entrare in monastero. L’Ufficio Divino recitato da queste suore era solo quello della Beata Vergine: breve, sempre uguale e quindi di facile apprendimento. Non c’erano penitenze particolari (come avveniva nei grandi Ordini femminili), se non quelle derivanti dalla vita comune e dall’esercizio della carità, vissuta con grande semplicità e nel nascondimento. Alla Visitazione era possibile incontrare suore dalla salute cagionevole, senza cultura, analfabete…Le porte erano spalancate a tutte le donne (vedove comprese) che avevano nel cuore il grande desiderio di amare Dio sopra ogni cosa e in ogni cosa e di servirlo nella persona del prossimo. Come già sappiamo le Visitandine, all’inizio della fondazione potevano uscire dal convento per visitare i poveri e gli ammalati, entrare nelle loro squallide abitazioni per portare aiuto, conforto e…pulizia.

(continua)

Preghiamo:

Signore, fa’ che l’indicazione del santo vescovo di Ginevra “fare tutto per amore e niente per forza” diventi realtà vissuta nel nostro quotidiano nel servizio verso di Te e verso i fratelli. Amen.

A tutti l’augurio di fare, oggi, tutto per amore e buona giornata,

PG&PGR

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