25 novembre 2020: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

quante volte ci avete sentito dire che il cristianesimo esige di essere vissuto, giorno dopo giorno, partendo dalle piccole ed umili cose, senza prefiggersi i grandi traguardi spirituali che potrebbero rasentare la superbia. Questo Francesco di Sales lo aveva capito perfettamente e, senza la pretesa di scrivere un’opera ponderosa, nel 1604 mette mano all’”Introduzione alla Vita devota” nella quale offre dei semplici suggerimenti per vivere “da buon cristiano”. In una delle sue lettere leggiamo: “Questa vita è breve, ma di gran valore, poiché per mezzo di essa possiamo acquistare l’eterna vita. Beati quelli che se ne sanno servire a questo fine…e sanno applicare questi momenti transitori all’acquisto della santa eternità…Niente è cos’ gradito al cuore di Dio come la perseveranza nell’esercizio delle piccole virtù. Appunto queste rendono perfetti coloro che in esse perseverano fino alla fine, più di quello che facciano le grandi virtù esercitate mutevolmente e a intervalli”. Egli, evidentemente, non vuole sminuire le “grandi virtù” praticate da tanti santi, ma mettere in evidenza che anche quelle piccole, magari raggiunte con tanta fatica, hanno un grande valore di fronte a Dio. Questa sua convinzione, come era prevedibile, gli attira aspre critiche da parte di alcuni cultori della spiritualità. Nelle note introduttive della traduzione della Filotea curata dal nostro P. Ruggero Balboni leggiamo ciò che lo stesso Salesio dice, a questo proposito, nella Prefazione del Teotimo: “ Su di essa, caro Lettore, devo solo dirti che generalmente ha ricevuto un’accoglienza benevola, persino tra i Vescovi molto ponderati e i Dottori; non è tuttavia mancata un’aspra censura da parte di qualcuno che non solo mi ha rimproverato, ma mi ha pubblicamente schernito perché dico a Filotea che in se stesso il ballo è indifferente, e che, per passatempo, si può dire qualche facezia. Conoscendo la qualità di quei censori, lodo la loro intenzione e penso che sia buona; ma avrei preferito che avessero pensato a prendere in considerazione che quanto affermo è patrimonio della comune e autentica dottrina dei più santi e dotti teologi; scrivevo per la gente che vive nel mondo o a corte…quanto poi alle facezie, non è opinione mia, ma di quel meraviglioso re San Luigi, dottore degno di essere seguito nell’arte di guidare i cortigiani alla vita devota. Credo che se ci avessero pensato, la carità e la discrezione non avrebbero permesso al loro zelo, per quanto rigido e austero, di armarsi contro di me.”. E sempre nello stesso testo il Salesio, con sapiente tono scherzoso, continua: “Un grande servo di Dio mi ha detto poco tempo fa che il fatto che nell’Introduzione alla Vita devota io mi rivolgo a Filotea, aveva impedito a molti uomini di ricavarne del bene, perché non stimavano all’altezza della dignità di un uomo gli avvisi dati ad una donna. Sono rimasto sorpreso che ci fossero uomini, che volendo dimostrarsi uomini, fossero così poco uomini…Io chiamo Filotea l’anima che aspira alla devozione, e gli uomini mi sa che hanno un’anima proprio come le donne”. E’ per questa semplicità che la Filotea divenne un best-seller di quell’epoca contribuendo alla concessione del titolo di “Dottore del Chiesa” al suo Autore.

Preghiamo

Signore Gesù, la tua stessa vita ci dimostra che tu ami le cose semplici, umili, alla portata di tutti ed è attraverso queste che ci inviti alla santità del quotidiano. Rendici attenti alle piccole cose e alle piccole attenzioni verso i nostri fratelli e trasformale in “cose grandi”. Amen

Anche oggi, nelle piccole cose, mettiamoci un cuore grande. Buona giornata,

PG&PGR

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