27 Marzo 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

forse quanto abbiamo letto ieri nella prima parte del XII capitolo, potrebbe sembrare esagerato e far apparire il nostro Francesco troppo esigente. Ma la vita di tanti testimoni della fede ci dimostra il contrario. Un esempio? Eccolo! Oggi, nella Diocesi di Torino si fa memoria di un Beato “poliedrico”, Francesco Faà di Bruno, uno dei tanti santi e beati del Piemonte, sconosciuto a molti di noi romani (ma anche a tanti piemontesi!): ufficiale dell’esercito sabaudo durante la prima guerra d’indipendenza ed esperto di cartografia, insegnante di matematica e astronomia all’Università di Torino, inventore di varie strumentazioni per la ricerca scientifica, progettista, insieme ad un collega, del campanile della chiesa di Santa Zita a Torino (in quell’epoca l’edificio più alto della città dopo la Mole Antonelliana), musicista di elevato livello. Uomo di profonda fede in tutti i periodi della sua vita, fondò, per l’assistenza alle ragazze madri, in gran parte vittime dei “padroni” e poi cacciate, l’opera di Santa Zita (nello stesso periodo il Beato Luigi Brisson faceva la stessa cosa a Troyes a favore delle giovani operaie). All’età di 51 anni fu ordinato sacerdote. Signore, quante attività per una sola persona! Le sue origini, l’influenza del pensiero del Salesio sulla Chiesa della Savoia e del Piemonte e la sua amicizia con San Giovanni Bosco, ci autorizzano a pensare che, in tante occasioni difficili, si sia lasciato guidare dagli insegnamenti della Filotea. Francesco di Sales scrive: “Abitualmente le conversazioni non sono così impegnative che non si possa, ogni tanto, sottrarre il cuore per condurlo in quella solitudine divina.” Quante volte il Beato Faà di Bruno avrà interrotto i suoi pensieri e i suoi calcoli, per rivolgere il pensiero al Signore! Citando l’esempio di Santa Caterina da Siena che, ostacolata dai suoi genitori, si era fatta “un piccolo oratorio spirituale nella propria anima” per potersi raccogliere, tra le varie occupazioni esteriori, nella “santa solitudine del cuore”. Andando avanti il Nostro dice: “In seguito, quando il mondo l’assillava, non ne soffriva alcun danno, perché, come essa diceva, si chiudeva nella sua cameretta interiore, nella quale restava in dolce compagnia con il suo celeste sposo. Per questo consigliava ai suoi figli spirituali di procurarsi una camera nel proprio cuore per potervi sostare. Raccogli dunque qualche volta il tuo spirito nel tuo cuore e lì, isolata dagli altri, potrai parlare con Dio, cuore a cuore”. Al termine del capitolo lo stesso cita il Beato Eleazaro (Eleazaro de Sobran 1285-1323), nobile cavaliere, diplomatico, sposo, terziario francescano, Beato e poi Santo: “Al Beato Eleazaro, conte di Arian in Provenza, che si trovava lontano da casa da molto tempo, la sua devota e casta Delfina mandò un messo per chiedere notizie della salute. Eleazaro rispose: “Sto bene, mia cara; se vuoi vedermi, cercami nella piaga del costato del dolce Gesù, perché è là che abito e là mi potrai trovare. Invano mi cercheresti altrove”. Quello sì che era un cavaliere cristiano!” E noi, tra tutte le nostre incombenze, riusciremo a costruirci una “cameretta interiore” ed essere veri “cavalieri” cristiani?

Preghiamo

Signore, quanti personaggi della Storia della Tua Chiesa hanno saputo coniugare armonicamente l’impegno nel mondo con quello della vita cristiana. Insegna anche a noi a non fare un “separazione chirurgica” tra la nostra vita interiore e le occupazioni terrene. Amen.

Se ieri non siamo riusciti nell’intento proposto, proviamoci oggi. Buona giornata,

PG&PGR

Bollettino medico PGR

Finalmente riesco a darvi qualche notizia…buona. Dopo la terza colonscopia (una al giorno…!), associata a gastroscopia, è stato estratto un polipo che non desta preoccupazioni. Per prassi faranno comunque l’esame istologico. PGR è ancora in flebo: stanno cercando di normalizzare il potassio un po’ basso. Al telefono lo sento tre o quattro volte al giorno. Inutile dire che è un po’ provato e stanco, ma la sua grande preoccupazione è rivolta alla comunità parrocchiale e al sottoscritto… Superfluo dire che saluta tutti e ringrazia per le preghiere. Sono fiducioso che prima di Pasqua lo dimettano. Continuiamo a pregare…

I commenti sono chiusi.