29 Aprile 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

siamo sempre al primo capitolo e riprendiamo da dove abbiamo lasciato ieri. Scrive San Francesco di Sales: “E’ bene che ognuno scelga l’esercizio particolarmente intenso di qualche virtù, non per questo abbandonando le altre , ma per tenere sempre abitualmente il proprio spirito ordinato e occupato.” Questo pensiero favorisce una domanda e alcune considerazioni. Quale virtù vivere abitualmente considerando il proprio stato di vita? Esempi: il marito nei confronti della moglie e viceversa; i genitori verso i figli e viceversa; la nuora nei confronti della suocera e viceversa, ecc. Non limitiamoci, però, al solo ambito familiare…Proviamo ad allargare lo sguardo sugli amici, altri parenti, i conoscenti, i vicini di casa, i membri delle nostre comunità. Rispondendo alla domanda ci viene in mente una virtù che non è contemplata palesemente tra le teologali e le cardinali, ma che è fondamentale per viverle e il Nostro ce ne ha già parlato lungamente. Certamente avete capito che alludiamo alla PAZIENZA. Se alla Fede, alla Speranza e alla Carità togliamo la pazienza, cosa resta? Una Fede debole e frettolosa, una Speranza dubbiosa, una Carità friabile. E se alla Prudenza, alla Giustizia, alla Fortezza e alla Temperanza togliamo la pazienza, cosa resta? Poco o nulla. La pazienza verso gli altri e verso se stessi, Francesco ce lo insegna, istruisce, rafforza e conforta, rendendo possibili, tutte le virtù. Nel bel testo che segue, ma che per brevità siamo costretti ad omettere in buona parte, seguono alcuni esempi di vari santi che, in modo paziente e continuo, hanno esercitato la misericordia, l’accoglienza, il servizio agli ammalati, l’insegnamento, la povertà, la rinuncia a se stessi. Ne riportiamo solo uno, ma significativo: “Cassiano (riteniamo si tratti di San Giovanni Cassiano, monaco del V secolo – n.d.r.) racconta che una ragazza devota, volendo esercitare la virtù della pazienza, ricorse a S. Atanasio, che le pose a fianco una vedova triste, collerica, dispettosa, insofferente che, aggredendola senza interruzione, le diede modo di praticare alla perfezione la dolcezza e la condiscendenza.” Nel pensiero di Francesco tutti coloro che si sono impegnati pazientemente a spendere la loro esistenza sono simili a dei ricamatori “i quali, su fondi diversi, dispongono in studiata varietà le sete, l’oro, l’argento, per formare fiori di ogni specie; la stessa cosa fanno quelle anime pie che iniziano uno speciale esercizio di devozione. Tale devozione serve loro da fondo per il ricamo spirituale, sul quale poi impostano le variazioni di tutte le altre virtù; in tal modo mantengono i loro atti e i loro affetti uniti e ordinati proprio in forza del rapporto in cui mantengono le singole virtù con la principale.” Proprio oggi ricorre la festa di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia insieme a San Francesco d’Assisi. Una campionessa di pazienza, in famiglia prima e in convento dopo. Una pazienza sapiente che, animata dall’amore di Dio, per la Chiesa e per tutte le anime, le ha meritato anche il titolo di “Dottore della Chiesa”.

Preghiamo

Signore perdonaci se tante volte, oltre ad essere poco pazienti verso noi stessi e verso i nostri fratelli e sorelle, lo siamo anche verso di Te. Facci il dono della “pazienza santa” che ha animato la vita e l’opera di tanti nostri fratelli santi. A te Caterina affidiamo il nostro paese: prega per l’Italia e per tutti coloro che in essa vivono. Amen.

Ed oggi? Provare a fare questa equazione: Tizio/a = pazienza. Buona giornata,

PG&PGR

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