25 Maggio 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

riprendiamo da dove ci siamo lasciati ieri. Con uno dei suoi “curiosi” esempi Francesco ci sollecita dicendo: “Conserviamo le nostre virtù, cara Filotea, perché sono gradite a Dio, grande e sommo fine di tutte le nostre azioni; ma allo stesso modo che coloro i quali vogliono conservare i frutti, non si accontentano di fare marmellate, ma li sigillano in vasi adatti alla conservazione, così, pur rimanendo l’amore di Dio la principale garanzia per le nostre virtù, possiamo servirci, a tale scopo, anche del buon nome e con utilità.” Non c’è che dire: la marmellata, specialmente se fatta in casa, è senz’altro buona ma, anche chi non ha problemi di glicemia alta (come noi!), è bene che non esageri. La stessa cosa dovrebbe avvenire per quanto riguarda la “difesa del nostro buon nome” per la quale il Nostro ci raccomanda di non essere “troppo zelanti, esatti e puntigliosi”. In effetti, come dice un vecchio detto popolare, “il troppo stroppia”, anche in questo campo. Risponde a realtà l’esempio che usa nel dire che “quelli che sono delicati e sensibili in modo esagerato per tutto ciò che concerne la loro reputazione, assomigliano a quelli che ingurgitano medicine per il minimo disturbo: costoro, infatti, volendo proteggere la loro salute, la rovinano del tutto; così, chi vuole, con troppa premura, proteggere il proprio buon nome, lo perde del tutto, e sai perché? La tenerezza verso se stessi rende strani, ribelli, insopportabili, pasto ideale per i maldicenti.” Qui dobbiamo richiamare alla mente il discorso sull’equilibrio cui abbiamo accennato in uno dei precedenti incontri. Difendere il nostro buon nome è senza dubbio cosa giusta e saggia, ma bisogna farlo con intelligenza, prudenza, onestà e delicatezza; in poche parole essere equilibrati per non cadere negli eccessi. Consiglia:“Non dar peso e disprezzare l’ingiuria e la calunnia, ordinariamente è un rimedio molto efficace del risentimento, della contestazione, della vendetta: il dispetto le rende evanescenti; chi se ne inquieta, invece, dà l’impressione di confessare.” Non di rado, infatti, si corre il rischio di cadere in questo errore e, soprattutto, quando il nostro è un carattere un po’ “fumino” portandoci a reazioni non troppo controllate e “il timore eccessivo di perdere il buon nome” potrebbe trasformarsi in “mancanza di fiducia nel suo fondamento, che è la vita onesta”. L’esempio che ci viene offerto è chiaro e tragicamente reale e, purtroppo, non si limita ai soli ponti di legno: “Le città dotate di ponti di legno su grandi fiumi, ad ogni alluvione temono di vederli travolti; quelle invece che sono dotate di ponti in pietra, temono soltanto in caso di piene eccezionali. Similmente coloro che hanno un’anima cristiana con solide basi, non fanno abitualmente caso alle alluvioni delle lingue malefiche; coloro invece che si sentono deboli, temono di essere travolti ad ogni occasione.” Chissà, forse anche nel XVII secolo le forze avverse della natura godevano della complicità irresponsabile di qualcuno! Terminiamo questa prima tranche con le seguenti parole del nostro Autore che devono farci riflettere: “Chi vuol godere di un buon nome nei confronti di tutti, lo perde proprio nei confronti di tutti: merita di perdere l’onore chi vuole mendicarlo da coloro che il vizio ha reso indiscutibilmente infami e senza onore.” Chi ha orecchie per intendere, intenda!

Preghiamo

Signore rendici prudenti, vigilanti e responsabili; prudenti nei nostri giudizi verso gli altri, vigilanti in quelli verso noi stessi, responsabili di ciò che ci hai affidato e fa’ che il nostro “amor proprio” non ci faccia chiudere gli occhi davanti alle necessità. Amen.

Facendo tesoro di quanto sopra…., buona giornata.

PG&PGR

Notizie di PGR
————–
Ieri pomeriggio tampone di uscita rimandata, però, a mercoledì. Ancora un po’ di pazienza e preghiera

PG

I commenti sono chiusi.