25 Giugno 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

25 giugno: la regione pastorale piemontese celebra la memoria di San Massimo, primo vescovo di Torino…e pensare che per noi, preti romani, fino al 1989, era un santo sconosciuto. Auguri fratelli e sorelle d’oltre Po e che l’energico Massimo continui ad intercedere per tutti voi. E intanto andiamo alla conclusione del XIV capitolo. Potremmo iniziare questo incontro con una domanda: E’ lecito desiderare di accrescere il proprio patrimonio? Vediamo cosa ne dice il Nostro: “Sì, sono d’accordo che tu abbia cura di accrescere il tuo patrimonio e le tue possibilità, ma sempre con giustizia, con calma e carità.” Dunque è lecito, legittimo e, se vogliamo, anche doveroso conservare i propri beni; in fondo è ciò che il diritto civile chiama l’agire del “buon padre di famiglia”. Ma, sottolinea il de Sales, per il cristiano ci sono delle condizioni che non devono essere disattese: la giustizia, facendo bene attenzione a non ledere mai i diritti altrui; la calma, per non lasciarsi prendere dalla smania del possesso; la carità, che deve essere il “motore” di qualsiasi nostra attività umana. Nel messaggio di mercoledì scorso, citando un passaggio di questo stesso capitolo, si diceva: “Chi brama di bere con arsura…dimostra chiaramente di avere la febbre”. Evidentemente era un riferimento alla “febbre” del possesso e riprendendo il discorso ribadisce: “Chi ha la febbre beve l’acqua che gli offrono con un’ingordigia, una bramosia e una soddisfazione che i sani abitualmente non manifestano.” Ma chi sono i sani in questo contesto? Proprio coloro che, pur usando dei propri beni terreni, hanno ben presenti le tre condizioni di cui abbiamo parlato prima. Anche qui si tratta di ricercare il giusto equilibrio…Santa Maria dell’equilibrio…! Possiamo ben immaginare che nella loro vita a Nazaret, Maria e Giuseppe, siano stati attenti e oculati nelle loro occupazioni domestiche e professionali, ma siamo certi che avranno agito sempre in piena carità. Continua: “Se capita che tu perda dei beni e che il tuo cuore rimanga desolato, fortemente afflitto, credi a me, Filotea, vuol dire che lì c’era molto del tuo affetto. Infatti l’afflizione per la cosa perduta è la prova più certa dell’affetto che si aveva per essa.”  Il capitolo termina con un invito che si ricollega a quanto era stato detto all’inizio: “E allora non desiderare con una brama travolgente e definita il bene che non hai; non impegnare troppo il cuore in quello che possiedi; non disperarti per i rovesci che potranno colpirti. Avrai allora qualche motivo di pensare che, pur essendo ricca di fatto, non lo sei di affetto, ma sei povera di spirito e quindi felice, perché il Regno dei cieli è tuo.” Credere profondamente in queste parole è certamente una sfida…una delle tante che il cristiano è chiamato ad affrontare se vuole mantenersi fedele al Vangelo; una sfida che vogliamo sintetizzare con l’interrogativo del filosofo tedesco Erich Fromm: Avere o essere? Ognuno dia la propria risposta.

Preghiamo

Padre buono, il mondo ci invita ad avere; Tu, da sempre, ci chiami ad essere. Aiutaci ad avere più fede, ad essere imitatori del Cristo Tuo figlio e a dare una testimonianza maggiormente autentica e credibile. Amen

Ed oggi? Beh, traete voi le conclusioni. Buona giornata,

PG&PGR

I commenti sono chiusi.