4 Giugno 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

iniziamo oggi un nuovo capitolo, il IX della terza parte di Filotea che San Francesco di Sales intitola “La dolcezza verso noi stessi”…Non meravigliamoci di questo. Se prima di correggere i “difetti” degli altri dobbiamo impegnarci a correggere i nostri, allo stesso modo, nel cercare di essere “dolci” col nostro prossimo, dobbiamo imparare ad esserlo con noi stessi. Sembrerebbe una cosa facile, naturale ma, alla luce di quello che dirà il Nostro, ci accorgeremo che non è proprio così. Esordisce dicendo: “Uno dei metodi più efficaci per conseguire la dolcezza è quello di esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai contro di sé e contro le proprie imperfezioni. E’ vero che la ragione richiede che quando commettiamo errori ne siamo dispiaciuti e rammaricati, ma non che ne proviamo un dispiacere distruttivo e disperato, carico di dispetto e di collera.” Non si tratta di essere indulgenti verso noi stessi, ma non permettere che un errore commesso ci faccia perdere di vista il modo per porvi riparo. Questo accade più spesso di quanto si pensi rischiando di aggiungere errore ad errore. Continua: “In questo molti sbagliano grossolanamente perché si mettono in collera, poi si infuriano perché si sono infuriati, diventano tristi perché si sono rattristati, e si indispettiscono perché si sono indispettiti. In tal modo conservano il cuore come frutta candita a bagno nella collera: può anche sembrare che la seconda collera elimini la prima, ma in realtà è soltanto per fare spazio maggiore alla seconda, alla prima occasione.” A che cosa serve, dunque, inquietarsi per le proprie imperfezioni? Non rischia di diventare, senza che ne accorgiamo, una questione di orgoglio? “Queste collere e amarezze contro di se stessi portano all’orgoglio e sono soltanto espressione di amor proprio, che si tormenta e si inquieta per le imperfezioni.” Qui, come potete ben comprendere, rientra in campo il discorso sull’umiltà, il non sentirci “esseri superiori”, ma saper accettare  i nostri errori serenamente senza, però, crogiolarsi in loro: “ Il dispiacere che dobbiamo avere per le nostre mancanze deve essere sereno, ponderato e fermo; un giudice punisce molto meglio i colpevoli quando emette sentenze ragionevoli in ispirito di serenità, che quando procede con aggressività e passione. In tal caso non punirebbe le colpe secondo la loro natura, ma secondo la propria passione.” Spesso anche la fretta può diventare cattiva, anzi pessima, consigliera. Ammonisce il de Sales: “Allo stesso modo noi puniamo molto meglio noi stessi se usiamo correzioni serene e ponderate e non aspre, precipitose e colleriche; tanto più che queste correzioni fatte con irruenza non sono proporzionate alle nostre colpe ma alle nostre inclinazioni. Per esempio, chi è attaccato alla castità, andrà su tutte le furie e sarà inconsolabilmente amareggiato per la minima colpa contro di essa, e poi farà le matte risate per una gravissima maldicenza commessa. Per contro, chi odia la maldicenza, andrà in crisi per una leggera mormorazione e non darà peso ad una grave mancanza contro la castità; e così via. E questo capita perché la coscienza di costoro non giudica secondo ragione, ma secondo passione.” Dunque la ragione gioca un ruolo fondamentale in quanto deve guidare il riconoscimento delle imperfezioni senza permettere che a queste se ne aggiungano altre. Non sarebbe certamente una cosa furba pretendere di svuotare un secchio pieno d’acqua aggiungendone altra! Faremmo solo un gran pantano! A domani per la seconda parte del capitolo.

Preghiamo

Signore permettici di riconoscere i nostri limiti accettandoli con umiltà senza la pretesa di volerli superare a tutti i costi. Solo col Tuo aiuto saremo veramente in grado di affrontarli ed andare oltre. Amen

Impariamo, da oggi, ad essere un po’ più tolleranti verso noi stessi…ma non troppo! Buona giornata,

PG&PGR

Notizie da PGR

Va decisamente meglio, ma la strada è ancora lunga. Non demordiamo nella preghiera.

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