17 Settembre 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

vi siete mai chiesti cosa vuol dire il termine “santo”? Da dove deriva? Etimologicamente è il participio passato del verbo latino “sancire” che ha diverse accezioni. A noi ne interessa una in particolare: separare e  dunque il participio passata è “separato”. Eh sì! Il santo è un…separato! Da che cosa? Dalla mentalità mondana che spesso è lontana mille miglia da quella di Dio. Ma di quali santi parliamo? Dei circa diecimila riconosciuti dal Martyrologium Romanum o degli oltre ventimila cui si fa cenno nei 17 volumi della Bibliotheca Sanctorum? Un numero ragguardevole se consideriamo i ventuno secoli di cristianesimo! Ma questi sono solo quelli che la Chiesa ha conosciuto e riconosciuto “canonicamente”. Se però diamo un’occhiata al libro dell’Apocalisse di San Giovanni (7,9) dove si parla di una “moltitudine che nessuno poteva contare” le cose cambiano. Santi sconosciuti, che non hanno fatto nulla di particolare e di eccezionale se non cercare di vivere secondo il vangelo in tutta semplicità. Forse vi starete chiedendo il perché di queste precisazioni sulla santità. Ci risponde Francesco di Sales: “Perché tu ti renda conto quanto sia importante indirizzare bene tutte le nostre azioni, per vili che siano, al servizio della divina Maestà.” Dunque ogni nostra azione, anche la più semplice, se fatta secondo Dio, può essere veicolo di santità. Continua il Nostro: “ A questo scopo ti consiglio vivamente di imitare la donna forte tanto lodata da Salomone e che poneva mano alle imprese forti, alte e generose senza trascurare di filare e girare il fuso: Ella ha posto mano a cose grandi e la sua mano gira il fuso. Poni mano a cose forti, applicandoti alla meditazione e all’orazione, all’uso dei sacramenti, a donare amore a Dio e alle anime, a spargere buoni pensieri nei cuori, a fare insomma opere grandi e importanti secondo la tua vocazione; ma non dimenticare il fuso e la conocchia, ossia pratica quelle piccole e umili virtù che crescono come fiori ai piedi della Croce: il servizio dei poveri, la visita ai malati, la cura della famiglia, con tutto quello che comporta, con una diligenza che non ti lascerà mai tempo per l’ozio; e in tutte queste faccende cerca di avere pensieri simili a quelli che, come ti ho detto, aveva S. Caterina in tali situazioni.” Molti di voi avranno senz’altro letto almeno qualche stralcio dell’Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo “Gaudete et exultate” (Rallegratevi ed esultate) scritta nel 2018 da Papa Francesco. Al numero 17, cita un brano del “Trattato dell’amor di Dio” del nostro Francesco: “Ci sono delle ispirazioni che tendono soltanto ad una straordinaria perfezione degli esercizi ordinari della vita cristiana”. Crescere con amore i figli, amare il coniuge, lavorare con serietà, essere generosi, sforzarsi di usare gentilezza con tutti, sopportare le persone difficili e tante altre piccole cose: questa è la santità “della porta accanto”, alla portata di tutti. Il Salesio conclude il capitolo con queste parole di incoraggiamento: “Le grandi occasioni di servire Dio si presentano raramente, le piccole invece le hai sempre: ora, chi sarà fedele nel piccolo, dice il Salvatore, avrà un incarico grande. Fa dunque tutto in nome di Dio, e tutto sarà fatto bene. Sia che tu mangi, sia che tu beva, sia che tu dorma, sia che ti diverta, sia che tu giri lo spiedo, purché tu porti avanti bene le tue faccende, trarrai sempre grande profitto al cospetto di Dio, perché fai tutte le cose che Dio vuole che tu faccia.” Essere “fedeli nel piccolo” ci aiuterà ad essere dei “piccoli” santi anche se non avremo l’aureola sulla testa.

Preghiamo

Signore aiutaci ad essere tuoi discepoli fedeli anche nelle cose semplici ed umili, in tutte quelle attività ordinarie che fanno parte della nostra esistenza e sostienici nelle difficoltà. Amen

Ed oggi non trascuriamo la “santità della porta accanto”. Buona giornata,

PG&PGR

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