6 Settembre 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

ormai sappiamo bene quanto San Francesco di Sales fosse devolto del santo Re di Francia Luigi IX che non manca mai di citare in modo opportuno. Egli inizia questa ultima sezione del XXX capitolo riportandone un consiglio: “Non contraddire mai nessuno…” E,  prima che si alzi qualche scudo contro questo con la domanda “ma come si fa?”, continua: “…a meno che non sia peccato o dal consenso ne consegua un grave danno; questo ti eviterà contestazioni e litigi.” Ah, ora ragioniamo! Abbiamo già detto altrove che la verità deve avere sempre un posto di preminenza e tacere il male corrisponde a farsene complice. Altra domanda: ma quando il “contraddire”, per amore di verità, è necessario e come farlo? Pronta la risposta del Nostro: “Quando è necessario contraddire qualcuno e opporsi all’opinione di un altro, bisogna usare molta dolcezza e una grande abilità, senza aver l’aria di aggredire chicchessia; non ci si guadagna mai a prendere le cose con asprezza.” Anche in questo caso la dolcezza, l’affabilità e la comprensione non devono, quindi, essere disattese. Di seguito Francesco fa riferimento agli antichi saggi che consigliavano di parlare poco specificando, però, che “non va inteso nel senso di dire poche parole, ma di non dirne di inutili.” Quante parole inutili escono dalla bocca dell’uomo…e della donna (per “par conditio”). Pensiamo a tanti politici, di questa o di quella parte…! Anche noi preti dovremmo tenere a mente questo consiglio…soprattutto in certe interminabili e noiose omelie…! E nella preghiera? Gesù stesso raccomanda di “non sprecare parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt 6,7); dopo aver detto questo insegna la preghiera del Padre Nostro. Andiamo avanti col testo del Salesio: “Nel campo delle parole non si guarda alla quantità, ma alla qualità. Secondo me bisogna evitare i due estremi: darsi troppo un contegno sostenuto e severo, rifiutandosi di partecipare alla conversazione familiare, il che mi sembra che denoti mancanza di fiducia e anche un certo disprezzo degli altri; d’altra parte il ciarlare e il cicalare senza soste, senza mai lasciare spazio agli altri per dire una sola parola, sarebbe segno di leggerezza e insulsaggine.” Quanto è vero che gli estremi debbano essere sempre evitati! Non possiamo non pensare a quanti giovani, soprattutto adolescenti, si isolano chiudendosi nella propria stanza e, inforcate le cuffiette o attaccati al telefonino o al PC, evitano qualsiasi dialogo con i genitori. E quante coppie di sposi, anche dopo pochi anni di matrimonio. “non hanno più niente da dirsi”. Ma attenzione anche all’estremo opposto, proprio come dice Francesco. Il capitolo si conclude con un’altra citazione di San Luigi IX: “S. Luigi trovava che non fosse ben fatto, quando si è in compagnia, parlare all’orecchio o fare conciliaboli; questo per non dare il sospetto che si stesse parlando di qualcuno. Diceva: Chi si trova a tavola, in buona compagnia, e ha da dire una cosa allegra e simpatica, la deve dire in modo che tutti la odano; se invece si tratta di un affare di importanza, non parli affatto.” Un consiglio che è senz’altro valido anche ai nostri tempi.

Preghiamo con le parole che Gesù ci ha insegnato:

Padre Nostro…..Amen.

Ed oggi? Un Padre Nostro in più detto ponderando e pensando bene alle parole. Buona giornata,

PG&PGR

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