15 Novembre 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

nel capitolo XI che iniziamo oggi e in quello successivo, Francesco di Sales ci parla di alcuni stati d’animo, a volte indipendenti dalla nostra volontà, che influiscono non poco sulle nostre capacità spirituali e materiali. Il primo è l’agitazione che ” non è una semplice tentazione, ma una fonte dalla quale e a causa della quale ci vengono molte tentazioni”; l’altro è la tristezza e cioè: “la sofferenza di spirito che noi proviamo per il male che si trova in noi contro la nostra volontà, sia che si tratti di un male esteriore, come povertà, malattia, disprezzo, oppure anche interiore, come ignoranza, aridità, ripugnanza, tentazione.” Come affrontare questi momenti? Confidando in noi stessi o imparare ad avere una maggiore confidenza nell’aiuto del Signore? La risposta potrebbe essere scontata ma, sottolinea il Nostro: “Quando l’anima avverte in sé un male, prova contrarietà: questa è la tristezza; subito desidera liberarsene e cerca il mezzo per disfarsene; fin qui ha ragione, perché ciascuno, per natura, tende al bene e fugge ciò che reputa male.” Il desiderio potrebbe, però, trasformarsi in una sorta di tentazione di autosufficienza che porterebbe, inesorabilmente, alla delusione e dunque si affretta ad aggiungere: “Se l’anima cerca i mezzi per liberarsi dal suo male per amore di Dio, li cercherà con pazienza, dolcezza, umiltà e serenità, aspettando la propria liberazione più dalla bontà e dalla Provvidenza di Dio che dai propri sforzi, dalle proprie capacità e dalla propria diligenza. Se invece cerca la propria liberazione per amor proprio, si agiterà e si altererà nella ricerca dei mezzi, come se dipendesse più da lei che da Dio: non dico che lo pensi, ma si comporta come se lo pensasse.” Questo non vuol dire che, da parte nostra, non dobbiamo far nulla aspettando sempre “la manna dal cielo”, ma “collaborare” con il Signore pur nella coscienza dei nostri limiti e, soprattutto, del nostro animo sempre impaziente che, continua il de Sales: “Se non trova subito quello che sta cercando, entra in uno stato di grande agitazione ed impazienza, che non le tolgono il male, ma anzi lo peggiorano; l’anima entra in uno stato di angoscia e smarrimento senza confini, con un tale cedimento del coraggio e della forza, che le sembra che il suo male sia senza rimedio. A questo punto la tristezza, che in partenza era giusta, genera l’agitazione; e l’agitazione in seguito aumenta la tristezza, il che è molto pericoloso. Il pericolo dell’agistazione ci riporta alla mente il brano di Matteo (14,24-31): “ La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni! ”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami! ”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato? ”. Proviamo a metterci nei panni di Pietro…Probabilmente ci sentiremo rivolgere la stessa domanda!

Preghiamo

Sì, Signore, siamo veramente uomini e donne di poca fede! Confidiamo troppo in noi stessi, nelle nostre possibilità, nelle nostre risorse e ci dimentichiamo che l’unica vera grande risorsa sei Tu. Aiutaci ad avere più fede. Amen

E se oggi dovremo affrontare qualche particolare difficoltà, mettiamola nelle mani di Dio. Buona giornata,

PG&PGR

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