1 Dicembre 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

insieme al mese di dicembre iniziamo un nuovo capitolo, il XIV, al quale Francesco di Sales assegna questo titolo “Le aridità e la sterilità dello spirito”. Forse ricorderete che, in qualche incontro precedente, abbiamo già accennato a tale tema senza soffermarci troppo. Da oggi lo affronteremo in modo più approfondito suddividendolo, vista la sua lunghezza, in più “puntate”. Iniziamo col farci una domanda: ci è capitato di attraversare momenti di aridità e sterilità spirituale? Senz’altro la vita ci messo davanti momenti difficili sotto diversi punti di vista che avranno anche influito, forse inconsapevolmente, sul nostro spirito facendoci perdere, seppur momentaneamente, la bussola. Non spaventiamoci. Tanti grandi santi, compreso il nostro Francesco, hanno fatto questa esperienza; i grandi mistici, primo fra tutti San Giovanni della Croce, l’hanno chiamata “la notte oscura” scoprendo poi che è un passo obbligato verso una nuova rinascita e una maggior consapevolezza dei nostri limiti e della misericordia di Dio. Il Nostro esordisce, riferendosi alle consolazioni delle quali ci ha lungamente parlato nel capitolo precedente, asserendo che ”il bel tempo, così gradevole, non durerà in eterno; anzi qualche volta ti capiterà di sentirti così vuota e lontana dal sentimento della devozione, che avrai la sensazione che la tua anima sia una terra deserta, senza frutti, arida, senza sentieri e senza piste per camminare verso Dio; senza nemmeno un filo d’acqua della sua grazia per irrigarla.” Non è certamente una sensazione piacevole: tutto appare negativo, sgradevole, infecondo. Anche la preghiera fa fatica ad emergere e tale stato “fa temere che l’anima sarà presto ridotta simile a un terreno totalmente incolto e abbandonato.” Questo ci fa pensare (perdonate il paragone tragicamente reale), ai tanti parchi della nostra città di Roma (e forse anche di altre): luoghi una volta verdi, fioriti, puliti, controllati, meta di tante passeggiate domenicali dove, anche in piena estate, si poteva respirare una buona boccata di ossigeno, dove i bambini potevano giocare senza pericoli, dove gli innamorati potevano scambiarsi i primi timidi baci (e fermete là!!!), ora lasciati nel più completo abbandono dove regna l’incuria accompagnata da sporcizia, rifiuti, sterpaglie, alberi pericolanti, malintenzionati e quant’altro… Tutte cose che offuscano la bellezza della città eterna. Non parliamo poi delle periferie!!! Che tristezza, che squallore, che vergogna!!! Torniamo al Nostro che dice: “L’anima che si trova in questo stato, sinceramente merita compassione, soprattutto quando la sensazione di aridità è molto profonda; in tal caso l’anima si ciba giorno e notte di lacrime”. Qui il riferimento del lamento di Davide, all’inizio del salmo 63 è palese: “mentre il nemico, per farla disperare, la deride con mille angustie e le chiede: Poveretta! e dov’è il tuo Dio? In quale via lo troverai? Chi potrà darti la gioia della sua santa grazia?” L’azione del maligno, in queste situazioni precarie dell’animo umano, è sempre presente e pronta a colpire. Dunque, chiede a noi il Salesio: “Che farai in simili occasioni, Filotea?” Sarà lui stesso a darci le indicazioni. Per il momento noi…

…Preghiamo

Signore, nei momenti di buio, sii Tu la nostra luce; nei momenti di dolore, sii Tu la nostra consolazione; nei momenti di timore, sii Tu il nostro coraggio; nei momenti di sconforto, sii Tu il nostro sostegno; nei momenti in cui tutto sembra perso, sii Tu il nostro tesoro; nei momenti…, sii Tu… Amen

E se oggi il “buio” farà capoccella, non scoraggiamoci e guardiamo avanti con fede. Buona giornata,

PG&PGR

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