10 Dicembre 2021: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

dopo la breve riflessione di ieri su San Giuseppe, per la quale ringraziamo il P. Lewis S. Fiorelli, andiamo alla conclusione di questo lungo e interessante capitolo riguardante le aridità e le sterilità dello spirito. Francesco di Sales, dopo aver sottolineato che tutto concorre alla nostra conversione, continua con una affermazione che dovrebbe farci “drizzare le antenne” e, nel contempo, tranquillizzarci: “Molti, specialmente le donne, cadono nel grave errore di credere che il servizio che noi rendiamo a Dio senza piacere, senza tenerezza di cuore e senza sentimento, sia meno gradito alla Maestà divina; al contrario, le nostre azioni sono come le rose che, quando sono fresche, sono più belle, quando invece sono secche emanano un profumo più acuto: lo stesso avviene per le nostre opere; quelle fatte con tenerezza di cuore piacciono più a noi, dico a noi, perché noi guardiamo soltanto il nostro piacere; quelle invece compiute con aridità e sterilità, sono più profumate e hanno più valore davanti a Dio.” A nome del Nostro chiediamo scusa alle signore precisando: non vuole criticarvi ma, al contrario, esaltare la vostra maggiore propensione alla vita devota. Resta comunque una grande verità: le opere di bene compiute in momenti di difficoltà spirituale. hanno maggior valore di quelle fatte in tempi “floridi”. A sostegno di quanto ha affermato, continua: “Sì, cara Filotea, in tempo di aridità, la volontà ci trascina al servizio di Dio quasi per forza, e per conseguenza, deve essere più vigorosa e costante che in tempo di tenerezze.” Potremmo fare questo esempio marinaro: un buon comandante non si valuta da come governa la sua nave col mare calmo, ma quando sa impartire ordini precisi e saggi per affrontare una tempesta. Asserisce di seguito che “non vale gran che servire un principe in tempo di pace, negli agi della corte; ma servirlo nella durezza della guerra, in mezzo ai torbidi e alle persecuzioni, è un vero segno di costanza e di fedeltà.” Passa poi a citare questa frase della Beata Angela da Foligno (1248-1309 – canonizzata nel 2013 da Papa Francesco – n.d.r.): “l’orazione più gradita a Dio è quella che si fa per forza e costrizione”. Potrebbe sembrare un controsenso, ma non è così in quanto è “quella che facciamo, non per il piacere che vi troviamo, o perché vi siamo portati, ma soltanto per piacere a Dio; ed è la nostra volontà che ci trascina quasi a forza, facendo violenza alle aridità e alle ripugnanze che vi si oppongono”. La nostra volontà, se lo vogliamo, è più forte di qualsiasi “tentazione”. Lasciamo al santo vescovo di Ginevra l’incombenza di concludere questo lungo discorso: “Dico la stessa cosa per ogni sorta di buone opere, perché più noi proviamo contrarietà a compierle, sia quelle interiori che quelle esteriori, più godono del favore e della stima di Dio. Nelle virtù, minore è l’interesse da parte nostra e più vi splende in tutta la sua purezza l’amore di Dio. Facilmente il bambino bacia la mamma che gli regala lo zuccherino, ma se la bacia dopo che gli ha dato assenzio o fiele, allora sì che è segno che le vuole veramente molto bene!”

Preghiamo

Signore Gesù Tu hai detto «Non chi mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio». Aiutaci, anche nei momenti difficili, ad affidarci a Te, alla Tua Parola, al Tuo Amore. Amen

Ed oggi, fermiamoci un momento per dire con gli Apostoli: Signore aumenta la nostra fede. Buona giornata,

PG&PGR

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