23 Marzo 2022: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

noi possiamo certamente evitare che il nostro essere cristiani, appartenere alla Chiesa, il nostro stesso “credo” diventino una sorta di schiavitù e nei prossimi tre numeri, raggruppati nel sottotitolo “Il riassunto della Legge”, il Papa ci dice come: “Al fine di evitare questo, è bene ricordare spesso che esiste una gerarchia delle virtù, che ci invita a cercare l’essenziale. Il primato appartiene alle virtù teologali, che hanno Dio come oggetto e motivo. E al centro c’è la carità. San Paolo dice che ciò che conta veramente è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). Siamo chiamati a curare attentamente la carità: «Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge [...] pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,8.10). Perché «tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14)”. [60] Due parole sulle virtù teologali: la Fede, dono di Dio che ci invita a credere fermamente in Lui, a quanto ci ha rivelato attraverso Suo Figlio e continua a rivelarci nel Magistero della Chiesa; la Speranza, sempre dono di Dio che, come dice lo stesso Papa Francesco in una sua omelia, è la più umile delle virtù teologali in quanto rimane nascosta; la Carità, ancora dono di Dio che, animata dalla Speranza, rende la Fede operosa, visibile, tangibile. Citando poi un’altra sua omelia pronunciata nel 2016 in occasione del Giubileo delle persone socialmente escluse, dice: “Detto in altre parole: in mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte. Poiché «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!»”.[61] Non possiamo negare, purtroppo, che anche all’interno della Chiesa, talvolta, si sono operate scelte che hanno costretto tanti fratelli e sorelle a restare “ai margini” della comunità. Pensiamo alle tante persone vittime di scelte sbagliate dettate dalla giovane età, dall’ambiente familiare, dalla violenza, dai pregiudizi, o altre situazioni veramente difficili. E pensare che Gesù, durante la sua esistenza terrena, superando le prescrizioni della legge mosaica, ha sempre  avuto un’ attenzione particolare per gli “esclusi” e i “reietti” della società! Questo secondo capitolo della G.E. termina con una invocazione del Santo Padre: “Che il Signore liberi la Chiesa dalle nuove forme di gnosticismo e di pelagianesimo che la complicano e la fermano nel suo cammino verso la santità!” La cosa peggiore è che spesso queste deviazioni si insinuano nella mente in modo apparentemente innocente o sconosciuto. Aggiunge e conclude Papa Francesco: “Queste deviazioni si esprimono in forme diverse, secondo il proprio temperamento e le proprie caratteristiche. Per questo esorto ciascuno a domandarsi e a discernere davanti a Dio in che modo si possano rendere manifeste nella sua vita”. [62] Non scordiamoci che il male ama mascherarsi da bene.

Preghiamo

Signore liberaci da tutti i mali e soprattutto dai “mali oscuri” che albergano nel cuore degli uomini. Rendici forti nella fede, coraggiosi nella speranza, operosi nella carità verso tutti. Amen

Ed oggi? Beh, ce l’ha già suggerito il Papa. Buona giornata,

PG&PGR

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