29 Marzo 2022: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati» (Mt 5,4)

Carissimi,

a chi di noi non è capitato di aver sofferto, e anche pianto, per un dolore proprio o altrui? I mezzi di comunicazione, ogni giorno, ci mettono davanti situazioni di sofferenza di singoli o intere popolazioni a causa della violenza, della fame, della sete, delle scarse condizioni igieniche, gente privata della libertà e costretta a lasciare il proprio paese affrontando mille difficoltà e, a volte, sfidando la morte. La guerra, dopo 78 anni, è tornata a bussare alle porte dell’Europa. E purtroppo, a queste notizie, ci stiamo abituando. Il nostro Maestro, Gesù, ha offerto la sua vicinanza, la sua Parola consolante, sua stessa vita per essere vicino all’uomo che soffre e ci chiede di fare altrettanto, secondo le nostre possibilità. Per contro, commenta il Papa: “Il mondo ci propone il contrario: il divertimento, il godimento, la distrazione, lo svago, e ci dice che questo è ciò che rende buona la vita. Il mondano ignora, guarda dall’altra parte quando ci sono problemi di malattia o di dolore in famiglia o intorno a lui. Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle. Si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza, credendo che sia possibile dissimulare la realtà, dove mai, mai può mancare la croce”. [75] Il Cristo si è fatto “compagno” nella sofferenza dell’uomo: nato e vissuto in una terra occupata da stranieri pagani; ancora piccolo è vissuto come esule in un altro paese. Senz’altro ha sofferto e pianto quando il suo papà terreno ha lasciato questa vita, ha pianto su Gerusalemme che lo aveva rifiutato e per la morte dell’amico Lazzaro. Si è commosso davanti alle tante sofferenze di tutti coloro che accorrevano per ascoltare la sua Parola consolatrice e risanatrice, sentendosi accolti e non giudicati. Continua Papa Francesco: “La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo. Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano. Così è possibile accogliere quell’esortazione di san Paolo: «Piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15). Saper piangere con gli altri, questo è santità”. [76] Vogliamo riportare una breve riflessione di Chiara Lubich (1920-2008), fondatrice del Movimento dei Focolarini, su questa beatitudine evangelica: « Gesù, con queste sue parole, non vuole portare chi è infelice alla semplice rassegnazione promettendo una ricompensa futura. Egli pensa anche al presente. Il Suo Regno infatti, anche se in maniera non definitiva, è già qui…E allora la beatitudine annunziata da Gesù può verificarsi sin d’ora… Le sofferenze possono permanere, ma c’è un nuovo vigore che ci aiuta a portare le prove della vita e ad aiutare gli altri nelle loro pene, a superarle, a vederle, come Lui le ha viste e accolte quale mezzo di redenzione». Ma quante persone, in questa società, sono disposte a mettersi in gioco per toccare le ferite di tanti fratelli e sorelle? E noi?

Preghiamo

Signore fa’ che impariamo a piangere con quelli che sono nel pianto; non permettere che la superficialità del mondo ci renda suoi complici e donaci la forza necessaria per saper portare e accettare consolazione. Amen

Quella della consolazione è una sfida. L’accetteremo oggi? Certamente, se sapremo ascoltare la voce di Dio. Buona giornata,

PG&PGR,

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