21 Aprile 2022: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

tutti i grandi “Dottori della Chiesa” si sono posti questo interrogativo: in quale modo l’uomo può dimostrare al meglio il suo amore per Dio? Indubbiamente attraverso la preghiera, la meditazione della sua Parola, i sacramenti. Ma è sufficiente tutto questo? Papa Francesco, ancora una volta, chiama in causa la “Summa” di San Tommaso d’Aquino: “Non posso tralasciare di ricordare quell’interrogativo che si poneva san Tommaso d’Aquino quando si domandava quali sono le nostre azioni più grandi, quali sono le opere esterne che meglio manifestano il nostro amore per Dio. Egli rispose senza dubitare che sono le opere di misericordia verso il prossimo, più che gli atti di culto: «Noi non esercitiamo il culto verso Dio con sacrifici e con offerte esteriori a vantaggio suo, ma a vantaggio nostro e del prossimo”. La stessa Liturgia ci dà conferma di questo e nel Prefazio comune IV dice: “Tu (Padre) non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva”. Continua, di conseguenza, l’Aquinate: “Egli infatti non ha bisogno dei nostri sacrifici, ma vuole che essi gli vengano offerti per la nostra devozione e a vantaggio del prossimo. Perciò la misericordia con la quale si soccorre la miseria altrui è un sacrificio a lui più accetto, assicurando esso più da vicino il bene del prossimo»”.[106] E il nostro caro amico Francesco di Sales, nella terza parte della Filotea, aveva sottolineato questo aspetto. Certamente, vivere fino in fondo le opere di misericordia non è facile e spesso ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento o dalla debolezza. Il Papa, riportando la testimonianza di Santa Teresa di Calcutta, nel numero successivo, aggiunge: “Chi desidera veramente dare gloria a Dio con la propria vita, chi realmente anela a santificarsi perché la sua esistenza glorifichi il Santo, è chiamato a tormentarsi, spendersi e stancarsi cercando di vivere le opere di misericordia. È ciò che aveva capito molto bene santa Teresa di Calcutta: «Sì, ho molte debolezze umane, molte miserie umane. […] Ma Lui si abbassa e si serve di noi, di te e di me, per essere suo amore e sua compassione nel mondo, nonostante i nostri peccati, nonostante le nostre miserie e i nostri difetti. Lui dipende da noi per amare il mondo e dimostrargli quanto lo ama. Se ci occupiamo troppo di noi stessi, non ci resterà tempo per gli altri».[107] Dunque è possibile andare al di là delle nostre miserie, dei nostri difetti, dei nostri peccati, grandi o piccoli che siano, non permettendo che diventino un impedimento al nostro “spenderci” per gli altri. Dio vuole servirsi di noi, di tutti noi. Il cristiano, convinto di essere tale, diventa la “longa manus” di Dio…!

Preghiamo

Signore, nonostante i nostri limiti, ci chiami a “darti una mano” per dimostrare il tuo amore verso tutte le tue creature e, soprattutto, verso quelle più disagiate. Non permettere che l’egoismo non ci lasci il tempo per chi ha bisogno di noi. Amen

E oggi cerchiamo di fare nostre le parole di quella “piccola, ma grande, donna che ha saputo farsi serva dei più poveri tra i poveri. Buona giornata,

PG&PGR

P.S. per i romani: Oggi la nostra città compie 2.767 anni! Impegniamoci affinché cresca in bellezza…spirituale.

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