7 Maggio 2022: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

nei vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) per otto volte appare il termine “compassione”. Ma, potreste chiedere, che cosa c’entra questo con la parresìa di cui abbiamo parlato? Cerchiamo di capirlo insieme seguendo ciò che ci suggerisce la G.E.: “Guardiamo a Gesù: la sua compassione profonda non era qualcosa che lo concentrasse su di sé, non era una compassione paralizzante, timida o piena di vergogna come molte volte succede a noi, ma tutto il contrario”. Per poter accogliere un tale invito è necessario capire il significato profondo della compassione che potremmo sintetizzare dicendo che è il mettere da parte se stessi per prendersi cura degli altri dal punto di vista materiale e spirituale. E’ quello che ha fatto Gesù in tutta la sua esistenza terrena. Infatti la Sua: “era una compassione che lo spingeva a uscire da sé con forza per annunciare, per inviare in missione, per inviare a guarire e a liberare”. La missione che Gesù assegna ai Dodici, che troviamo nel vangelo di Matteo (10,8), è proprio quella di avere compassione di “tutte le pecore perdute della casa d’Israele”. Quel popolo “perduto” ha bisogno di ritrovare speranza, fiducia, freschezza, voglia di liberazione dalle imposizioni dell’antica legge carica di precetti (Cfr. Mt 15,9). Anche noi abbiamo bisogno di essere liberati dal timore che ci incatena a causa della nostra fragilità e dunque il Papa ci incoraggia: “Riconosciamo la nostra fragilità ma lasciamo che Gesù la prenda nelle sue mani e ci lanci in missione. Siamo fragili, ma portatori di un tesoro che ci rende grandi e che può rendere più buoni e felici quelli che lo accolgono. L’audacia e il coraggio apostolico sono costitutivi della missione. [131] Certamente Dio conosce le nostre fragilità, i nostri dubbi, le nostre paure ma, nonostante ciò, affida ad ognuno di noi una missione, grande o piccola che sia, non ha importanza; sarà sempre opera del Suo Spirito. Aggiunge Francesco papa nel numero successivo: “La parresia è sigillo dello Spirito, testimonianza dell’autenticità dell’annuncio. E’ felice sicurezza che ci porta a gloriarci del Vangelo che annunciamo, è fiducia irremovibile nella fedeltà del Testimone fedele, che ci dà la certezza che nulla «potrà mai separarci dall’amore di Dio» (Rm 8,39). [132] Quello che dice Paolo ai Romani è sacrosanto, ma c’è bisogno della nostra adesione e dalla volontà di non lasciarci incatenare dal nostro “amor proprio”, da quell’egoismo spirituale che può diventare un muro di separazione che ci impedisce di fare qualche passo in più. Lasciamoci dunque animare dallo Spirito di Dio e non saremo delusi.

Preghiamo

Signore, liberaci da un cristianesimo ripiegato su se stesso, che non permette alla Tua Parola di far breccia anche nel cuore di chi si sente solo, abbandonato, perduto. Amen

Ed oggi varchiamo i confini del rispetto umano che tante volte ci frena. Buona giornata e buona domenica,

PG&PGR

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