31 Marzo 2023: Messaggio alla Comunità Parrocchiale

Carissimi,

nel titolo di questo capitolo, siamo sempre all’ottavo, in nostro santo diceva che è la “benevolenza”, che possiamo tranquillamente chiamare “amore”, a generare la lode di Dio e, proseguendo nel suo discorso, afferma che “il desiderio di lodare Dio, che la santa benevolenza provoca nei nostri cuori, o Teotimo. è insaziabile; infatti, l’anima che ne è presa vorrebbe aver lodi infinite per offrirle al suo Diletto, perché vede che le sue perfezioni sono infinite”.

Questa è l’esperienza di tanti santi e sante che “ingordi” di stare alla presenza di Dio, hanno dedicato tutta la loro esistenza alla preghiera. Non è certamente un’esperienza che tutti possono fare, ma il loro esempio può incoraggiare anche noi ad una preghiera più assidua. Perché non provarci? Forse non ne abbiamo il tempo, abbiamo sempre tante cose da fare e a cui pensare, ma cerchiamo di dare un po’ più di fiducia a Francesco quando dice che “l’anima si infervora nella lode della dolcezza incomparabile del suo Dio, ingrandisce e allarga la compiacenza che essa trae da quella e con tale aumento si sente incoraggiata ancor più alla lode”. Quello che manca a tanti cristiani è il “gusto” della preghiera che da molti viene ritenuta come un “dovere” da compiere relegandola a certi momenti particolari. Ed ecco che l’Autore chiama in causa, ancora una volta, l’amico Plinio che nella sua “Storia Naturale” dice che agli usignoli piace tanto il loro stesso canto e per questo cinguettano “ininterrottamente per quindici giorni e quindici notti, sforzandosi di cantare sempre meglio, in gara tra loro” fino allo strenuo e, talvolta, alla morte. Lo stesso San Francesco di Assisi, prosegue, “in mezzo ai piaceri che provava nel lodare Dio e nel cantare i suoi cantici d’amore, versava lacrime in abbondanza e sovente, per la debolezza…e spesso gli mancava il respiro a forza di aspirare alle lodi di Colui che non poteva mai lodare abbastanza. Il suo amore per Dio era senz’altro grande e forse, per noi, irraggiungibile, ma crediamo che almeno in minima parte, ognuno, possa trarre da questo un esempio per imparare a pregare con più costanza. Una piccola osservazione: noi siamo abituati a formulare, attraverso la preghiera, delle richieste. Facciamo bene in quanto Gesù stesso ci ha detto di chiedere per ricevere, di cercare per trovare e di bussare forte perché Qualcuno ci apra (Cfr. Mt 7,7). Però, forse dovremmo anche abituarci a lodare Dio “per se stesso, per la sua grandezza, la sua potenza, per la misericordia e per tutto l’amore che riversa sull’umanità”. In poche parole imparare a lodare Dio perché…è Dio. Francesco conclude questo capitolo con i primi versetti del Salmo 34: “Benedirò il Signore in ogni tempo ed avrò sempre la sua lode nella mia bocca. L’anima mia si glorierà nel Signore: ascoltino gli umili e si rallegrino.” Aggiungendo che “il popolo, oppresso dalle preoccupazioni, umile di cuore e di pensiero” potrà trovare la sua gioia e il suo piacere nell’ascoltare la voce di Dio.

Preghiamo

Perdona, o Signore, le colpe del tuo popolo, e, poiché la nostra debolezza ci ha resi schiavi del peccato, la tua misericordia converta a te i nostri cuori. Amen

Proviamo, oggi, a dare un po’ più di spazio alla preghiera dicendo semplicemente: Grazie Signore per la Tua grandezza. Buona giornata,

PG&PGR